L'Orlandini e il Mayer, interrogati sulla Calliroe posta recentemente dal Chiarini in piena luce, mi avevano tutti e due risposto che forti riguardi sociali vietavano ancora di alzare il velo di quest'episodio foscoliano; e intanto quel po' che se ne intravedeva stuzzicava straordinariamente la mia curiosità di biografo appassionato.

Dovevo proprio rimanere al buio?

Fu così che mi venne la cattiva idea d'indirizzarmi allo stesso Foscolo, facendolo evocare dalla Beppina. Era naturale, via! che, dopo tante meraviglie magnetiche, non dubbitassi più di nulla, di nulla!

La sera del 23 agosto, dunque, fattala entrare a posta in sonnambulismo, le dissi:

— Potrebbe mettersi in communicazione collo spirito di un uomo morto in Inghilterra nel 1827?

— Proviamo, rispose. Come si chiamava?

— Ugo Foscolo.

La Beppina, che si trovava distesa sopra un canapè, voltatasi dalla parte del muro, si era messa a pregare sotto voce. Dopo alcuni minuti, mandava un grido, spaventata, agitando le braccia:

— Lo spirito è apparso! Ma, visto che non gli dicevo nulla, è andato subito via.... Che terrore!... Senta come sono diaccia!... Mi metta addosso una coperta.

Per quella sera ci fermammo lì.