Ricopiando questi dialoghi dai miei appunti di vent'anni fa, sento nuovamente suonarmi nell'orecchio quella voce aspra e violenta, e riveggo la faccia pallida e contratta della sonnambula che metteva paura a guardarla. Con queste vere intermittenze della personalità di lei, con questi cambiamenti di voce, la scena diventava potentemente drammatica e l'illusione era completa!
— Che aspetto ha? le domandai.
— Buono, rispose. Rassomiglia al ritratto che lei ne ha... Ma guardi com'è scarno!.. Mi fa orrore!
Eppure, per compiacenza verso di me, si rimetteva ogni sera, di buona voglia, ad evocarlo.
La terza sera, lo Spirito si mostrò alquanto restìo.
La Beppina dovette affaticarsi un dieci minuti a pregare: vieni! vieni! e, quando esso le apparve, era estremamente spossata.
— Mi dirai dunque le particolarità della tua vita?... Oh, bella!... Non mi rispondi? O che sei di sasso?... Rispondi! Dio! Come mi fai affaticare! Rispondi, rispondi!
Spirito. Ma perchè da tre sere mi tormenti?
— Io? Forse senza volerlo... Dammi la mano.... Un solo dito?... Pare un dito di scheletro.
Spirito. Perchè mi tormenti?