Durante quelle lunghe giornate di estate era un continuo ragionare sotto voce fra Lui e lei; e se io tentavo di inframmettermi e sapere di che cosa si trattasse, ero da lei pregato di scostarmi, per non attirarle addosso eccessi più tristi.

Intanto io mi rinfrancavo, andavo riprendendo la padronanza di me stesso, e a poco a poco, m'imponevo, di bel nuovo al ribelle organismo della Beppina.

Sentiva ella la voce di lui che la chiamava dall'altra stanza?

Le facevo dei passaggi agli orecchi; e il fenomeno cessava.

Ricompariva questo sotto una forma diversa, di tiratine alle falde posteriori del vestito, perchè quella ubbidisse alla chiamata?

Le facevo dei passaggi dove la tiratina era sentita; e il fenomeno cessava.

Allora fu un combattimento continuo, accanito, senza quartiere, tra lo Spirito (o l'accesso) che cercava di sopraffarla, e me che la difendevo, inventando nuovi modi di battagliare per mandarne a vuoto le astuzie. La circondavo (almeno la mia intenzione era questa) d'una cinta impenetrabile di fluido, dentro cui ella viveva, muovendosi come sotto una campana di cristallo che secondasse gli ordini della sua volontà e la seguisse, dappertutto. Ma se, così, sentivasi ben riparata dalla malefica influenza di lui, non stava per questo tranquilla. Anzi diventava triste, di giorno in giorno. Si appartava, con una scusa e con un'altra, da noi; e una volta, dopo molto mio insistere, confessommi che provava come una vertigine di suicidio, massime quando trovavasi presso il pozzo, in cucina. Le pareva ch'egli ve l'attirasse, da lontano. La voleva seco, ad ogni costo!

Una sera, e fu l'ultima, riapparve minacciante, per pochi minuti.

La Beppina, nel sentirlo avvicinare, aggrappavasi, tremante, al mio braccio, invocando aiuto e difesa. Io aveva già steso intorno lei la mia solita cinta fluidica, ma lui, intanto le fremeva attorno, benchè tenuto discosto. Stavamo lì trepidanti, lei, i suoi ed io: chi l'avrebbe vinta?

A un tratto...