Senti, caro Farina; io ti racconto l'impressione schiettissima del fatto, come fu allora provata; non l'analizzo, non la commento; e mentirei se ti dicessi di esser proprio sicuro che in quel momento non fossimo, anche noi, sovraeccitati in sommo grado e mezzi colpiti di allucinazione...
A un tratto, dunque, ecco Aneppe, il piccolo cane nero, che comincia ad uggiolare sordamente, quasi provasse la sensazione di qualcosa d'insolito per aria.
— Ha inteso? Si puole! disse la Beppina atterrita.
Non avevo inteso nulla. Ma la mamma di lei, sì, giurava di aver inteso chiaramente quella terribile parola....
Non potè, per fortuna!
La Beppina cadde, mezzo svenuta, sulla poltrona accosto.... E così la crisi finì!
Cioè, finì colla sua forma acuta, ma colle forme di apparizioni di ogni sorta — della sua nonna, dei suoi fratelli morti bambini, di altri personaggi sconosciuti — continuò placidamente ancora un pezzo. E, per mesi e mesi, la Beppina, entrata appena in letto, veniva subito presa dal sonnambulismo con tutti i diversi sintomi di anestesia, di catalessi, di spontanee allucinazioni che i miei passaggi tenevano un po' in freno e ammansivano gradualmente.
Alla fine, la crisi cessò del tutto, ma nel modo più strano e inaspettato.
Quella notte, tornando a casa dopo il tocco, trovai il casamento sossopra. La Beppina era, da quasi tre ore, in preda a terribili convulsioni, e i pigionali del primo e del terzo piano, destati nel meglio del sonno e accorsi vestiti a mezzo per la fretta, avevan dovuto, insieme col babbo e il fratello di lei, stentare non poco per trattenerla e impedirle di non farsi un qualche malanno. Urlava, si agitava violentemente, avea la schiuma alla bocca, e dei suoi occhi stravolti si vedeva il bianco soltanto: faceva proprio paura.
Alcuni passaggi al plesso solare la calmarono a un tratto.