Che cosa avrà creduto di me quella buona gente che non poteva capirne nulla, tutta stordita dell'accaduto?
Verso le dieci i signori P.... trovavansi in salotto con due amiche, mamma e figliuola, venute a passar la serata da loro. Nel bel mezzo della conversazione, ecco dei replicati e forti picchi al muro ov'era appoggiato il canapè su cui sedevano le due signore.
Il signor P.... si leva da sedere un po' stizzito: quei picchi gli parevano uno scherzo inopportuno della sua figliuola minore, una testolina, ed egli andava di là per farle una lavata di capo.... Dietro il muro non c'era nessuno. La ragazza era nella sua camera, a letto, e dormiva la grossa. Intanto, dopo qualche intervallo, i picchi ripigliano, ora forti, ora leggieri, ora affrettati, ora lenti. Fermato in mezzo all'uscio che dal salotto metteva nella stanza attigua, il signor P.... poteva comodamente sorvegliare l'una e l'altra faccia del muro, un muro medio, strettissimo.
— Sono i pigionali del terzo piano, pensò.
E, per avvertirli di smettere, picchiò sul muro anche lui, colle nocche delle dita, tre volte, seccamente.
Risposero tre picchi identici, secchi, risoluti. Allora, per chiasso, la figliuola dell'amica si mise a picchiare celeramente. Subito subito le fu risposto con altri picchi accelerati. E si provarono tutti, uno dopo l'altro, meno la Beppina; la signora P... messa in sospetto dal vederla più nervosamente agitata del solito, non aveva voluto ch'ella picchiasse.
Già lo scherzo durava da un'ora. Che cosa poteva significare? Non pareva più possibile che i pigionali di sopra — marito e moglie, persone serie, che vivevano molto appartate — volessero prolungarlo tanto. Il signor P..... e suo figlio montarono su, per convincersi coi loro occhi. Marito e moglie erano a letto da un pezzo; e quando intesero di che si trattava, mezzi sbalorditi dal sonno, scesero giù. Picchiarono anch'essi, e fu loro risposto:
— Tic-tac!
— Tic-tac!
— Toc-toc-toc!