Di quando in quando vedevasi sbucciare qualche germe di mala erba, la cui radice partiva ora dal vertice, ora dalla pianura. In mezzo a tanti rumori, in mezzo a tanti sibili e odori mefitici sorgea qualche pianta salutare.
Un albero, detto della Vita, vedevasi già essere oppresso dai rami dei frastagliati roveti, che lungi dal farlo vivere d'aria viva, come edere invaditrici, gli communicavano il loro mal sugo; ed essendo esso di scorza delicata, facile riusciva l'ottenere la morte[9] di questo, mediante l'inaridimento.
Credete forse che il lume del Sole colà diffonda i suoi raggi? E le ripide scoscese faccia distinguere dai buoni viottoli e le cattive bestie dalle non nocive? Simile al buio della notte, quando le stelle non servono ad altro che alla visione di loro stesse, è la luce ivi permanente.
Qualche raggio che trapela dall'interno del monte, per le fessure viene oscurato dalle nuvolose mani di quelle genti che, a guisa di ombre erranti a caso, leggiere, per l'aria, portate dal vento, capovolte, diritte, oblique, vanno da quella parte ove tira il vento. Simili a pesci tramortiti trascinati dalla piena, spesso vengono espulsi da quelle tombe quegli spiriti dormenti, a guisa di serpi, nel freddo obblìo, e appena riscaldati dal cattivo calore non di senno fanno opera ma di sonno che infonde male di letargo e impedisce la germogliazione delle piante vicine; le quali, abbeverate da quel maligno influsso, come mummie tocche dell'aria, si scompongono nel loro parti.
E il vento di dove tira?
Da una di quelle bocche del monte.
E l'acqua di dove scorre?
Dal seno di esso[10].
E le orribili selve d'onde hanno origine?
Dalle acque malefiche che fanno allignare ogni cattiva cosa.