«Firenze, 10 luglio
«Quello che scriveva il Fanfulla della Domenica nel suo numero 26 a proposito delle pubblicazioni spiritiche inglesi, ci rimette in mente le grasse risate di cui tutti noi siamo prodighi ai più strampalati avvisi delle quarte pagine dei giornali. Ne facciamo argomento di commentarî gustosi, e ci maravigliamo che possano esservi così numerosi usufruttuarî della dabbenaggine umana: ma intanto le quarte pagine hanno prosperato e prosperano; a tempo avanzato non sdegniamo di leggerle, e nessuno di noi potrebbe giurare che una volta almeno in vita sua la quarta pagina non gli abbia fatto comodo.
«È di moda ridere dello Spiritismo, come delle quarte pagine. Ridiamone pure; il riso fa buon sangue. Arrivi o no la scienza positiva a rintracciare la causa di fenomeni così oscuri, sta in fatto che una spiegazione plausibile non ci fu data finora. Si esaltino dunque i fanatici nella contemplazione del soprannaturale, e si divertano gli scettici a fabbricare lepide farse sulle supposte manifestazioni. Ma si raccolgano i fatti frattanto, fatti che dieno ragione a questi o a quelli: si studii il problema; si metta a nudo la ciarlataneria tutta quanta; e si vegga finalmente se una parte di vero c'è in questa fantasmagoria di nuovo genere.
«Gli egregi redattori del Fanfulla della Domenica conoscono la persona che scrive queste linee: nessuno di loro può metterne in dubbio la onorabilità e la serietà; e se cotesta persona ricusa di apporre qui la sua firma, come è pronta a farlo in argomenti d'altra natura, egli è perchè la condizione sociale sua gl'impone dei vincoli e dei doveri, e perchè in buon punto essa si ricorda della celebre massima del Manzoni a proposito degli autori: «il buon senso ci era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune».
«Gl'illustri scienziati d'Inghilterra e di Germania a cui accennava il Fanfulla della Domenica, hanno studiato il problema dello Spiritismo nella parte che è forse la meno importante, in quella ad ogni modo che più facilmente si presta alle birichinate dei ciurmatori; vogliamo dire la parte dei fenomeni fisici: tavole che si sollevano e scricchiolano, strumenti musicali che suonano, luci misteriose che appaiono a rompere le tenebre d'una sala popolata di adepti. In molti casi la ciarlataneria fu scoperta, in molti altri no. Gli spiritisti dicono che le ciurmerie messe a nudo nulla provano contro la verità della nuova religione, contro la sincerità delle manifestazioni spiritiche per davvero. E gli scettici rispondono che il non scoprire la furfanteria dei mediums prova tutt'al più l'abilità sopraffina di chi esercita il gioco, e la balordaggine dei supposti scienziati. E così in tale vertenza, come in tutte le vertenze di questo mondo, chiusa la discussione, ognuno rimane nell'opinione propria.
«Ma v'è una parte di cotesti fenomeni che la scienza non ha cercato ancora di approfondire; una parte che non dovrebbe sfuggire all'occhio indagatore di chi osserva spassionatamente: ed è quella che gli spiritisti chiamano fenomeni viventi: campo aperto, come quell'altro, alle frodi o grossolane e superficiali, o fini e sapientemente architettate, ma campo pure di studio diligente, di esame accurato, quando non manchi la prova che nessun inganno è possibile.
«Chi detta queste linee può affermare sul suo onore d'uomo onesto che non fu vittima d'alcun inganno, nelle manifestazioni scriventi di cui vuol dare qui un breve cenno. Chi scriveva in sua presenza, sotto l'impulso d'una forza misteriosa, d'un processo patologico o fisiologico, o di un'intelligenza estranea che non si sa per quali cause s'innesta e si confonde all'intelligenza di lui, chi scriveva e chi scrive (chè trattasi sempre d'una stessa persona) è un giovanetto fra i quindici e i sedici anni, piuttosto inchinevole agli esercizi del corpo che alle agilità della mente; piuttosto desideroso di divertimenti, di gite all'aria aperta, di guidare un cavallo, di stancarsi sul trapezio nel giardino di casa sua, che voglioso di scrivere, anche a istigazione dei maestri, componimenti in italiano o in francese, le sole lingue ch'ei sappia e non benissimo; e così poco propenso, così poco entusiasta di Spiritismo, da meravigliarsi ingenuamente delle meraviglie altrui, quando la mano sua inconsapevole scrive frasi, periodi, discorsi che appaiono, a chi è del mestiere, di squisita ed elegante fattura.
«Ed è qui che noi domandiamo: come può spiegare la scienza questo fenomeno che lei chiama fisiologico, quando è addirittura remosso il più piccolo sospetto di malafede? Che cosa succede nella mente d'un ragazzo, di cui l'ingegno non ha dato mai prove che superino l'ordinaria mediocrità, che cosa succede, dicevamo, quale processo misterioso in quella mente si svolge, quali nuove e inaspettate attitudini improvvisamente vi brillano, perchè egli possa, mentre con la mano sinistra accosta e remuove dalle labbra una sigaretta, mentre discorre di cose quasi puerili con chi gli è vicino, mentre sbadiglia di noia per la gran seccatura di dover tenere quel lapis in mano e dover seguitare l'impulso che riceve nel braccio, perchè egli possa, ripetiamo, scrivere terzine e quartine che paiono cesellate, sonetti ricchi di tutta la grazia d'un trecentista quando è un poeta trencentista il supposto spirito che si manifesta? Quale potenza mirabile acquista a un tratto il suo stile di scolaretto svogliato, perchè in un momento la sua prosa, che racconta, puta caso, un sollevamento di plebe ai tempi della repubblica fiorentina, acquisti un nerbo, una vigorìa, un colorito tali, che ricordano la lingua e lo stile d'un Dino Compagni o d'un Villani? E si noti: le più eloquenti e le più straordinarie manifestazioni sono la precisa risposta, in elettissime forme di verso o di prosa, a domande verbali che noi formulavamo; sono tali qualche volta che gli uomini più illustri dell'antica e della moderna letteratura non sdegnerebbero di firmare.
«Ebbene, tutto questo che cosa significa? Come si spiega? Come dobbiamo rendercene conto?
«Supponete di non aver mai perduto di vista un ragazzo, neppure un giorno solo dacchè è nato: supponete d'essere stato coltivatore della sua mente, educatore del suo animo: supponete che una convivenza di tutti i giorni dia a voi la misura esatta di quella intelligenza e di quel carattere; e a più forte ragione dovrete supporre che quel ragazzo, non uscito mai dalla vostra custodia, deve essere nella impossibilità materiale d'imparare di nascosto, senza l'aiuto di persone e di libri, o una lingua morta, o un'arte che ha il suo fondamento sopra un dato tecnicismo.