«Bene: se questo è, noi domandiamo alla scienza che spieghi questi altri fenomeni: lunghe frasi elegantissime scritte in latino: motti greci nell'antichissimo idioma omerico: elaborate frasi politiche in lingua inglese; e sopra un foglio di musica, improvvisamente messo da noi sulla tavola senza prevenirne alcuno, scritte col lapis varie battute d'un preludio religioso, soavissimo d'ispirazione melodica.
«A tutti questi fenomeni abbiamo assistito noi, senza l'apparato di riunioni spiritiche, senza preparazioni teatrali, meravigliati di tanta semplicità ingenua nel così detto medium, e di risultati così straordinari; insistendo sempre col giovanetto ignaro perchè per altri dieci o venti minuti seguitasse l'impulso della sua mano. E quella mano andava; e molte volte nomi illustri succedevano ad altri nomi famosi, e le idee e lo stile variavano secondo l'indole dei personaggi: da una lingua si passava ad un'altra: da una frase di Ferruccio si andava a un saporito epigramma di Béranger in versi francesi, applicabile a taluna delle persone presenti; e da un'arguzia garbata si trasvolava a qualche mistica descrizione degli splendori che illuminano di riflessi siderei la seconda vita. Ridiamone pure: ma la scienza che fa? Perchè non studia? Lasci pure in disparte le tavole che girano, rida anche dell'alfabeto battuto dal piede d'un piccolo trespolo, metta in canzonatura i colpi nelle pareti e nel soffitto e la violazione delle leggi dell'equilibrio; ma studii con calma e con imparzialità il sincero fenomeno di questo improvviso arricchirsi d'una intelligenza, a certi dati momenti, di facoltà straordinarie, che si sa positivamente essere a lei abitualmente estranee.»
Da questa lettera e da uno scritto del Prof. Cesare Lombroso, che per debito d'imparzialità pubblicai nel numero 43 del citato giornale, fui rimesso sulla pesta di esperimenti ed osservazioni di cui ero rimasto colpito parecchi anni addietro.
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È innegabile: alcuni fatti paiono oltrepassare di gran lunga i limiti dell'umana natura. Le fantasie molto vivaci vedono, con essi, spalancarsi dinanzi gl'infiniti spazî del meraviglioso, e vi si perdono e godono di perdervisi. Le menti fredde e osservatrici, massime se libere da preconcetti, indagano, studiano, tentano di darsi una ragionevole spiegazione.
In questo caso, i non scienziati hanno un vantaggio: non sono dominati dall'interesse di difendere ad ogni costo teoriche in voga, non son vinti dalla paura di vedersi crollare sotto gli occhi edifizi scientifici penosamente costruiti; ed è ben noto come i pregiudizi degli scienziati siano sempre stati più tenaci e più pericolosi dei pregiudizi popolari.
Quando si pensa che, appena un secolo fa, a chi parlava di pietre cadute dal cielo, il Lavoisier rispondeva in nome dell'Accademia francese delle Scienze: nel cielo non vi sono pietre, e perciò non ne possono cadere, e poi leggonsi i recentissimi studi intorno agli aereoliti e agli asteroidi; quando si pensa che, appena un secolo fa, i fenomeni del magnetismo, ipnotismo o sonnambulismo provocato che vogliasi dire, trovarono nella stessa Accademia e in uomini come il Franklin, il Bailly, il Darcet, una sistematica avversione a riconoscerne la realtà, e poi leggonsi i lavori pubblicati da cinque anni a questa parte, in Germania, in Francia, in Italia[1], che studiano quei fenomeni coi più severi metodi moderni, si prova un'invincibile diffidenza contro certi sdegnosi responsi di quella che meritamente vien chiamata la scienza ufficiale.
I fenomeni spiritici trovansi tuttavia, per la gran maggioranza degli scienziati, nello stadio primitivo delle famose pietre cadute dal cielo.
Certamente, con tanti e più immediati problemi di chimica, di fisica, di fisiologia, di storia naturale, di psicologia positiva, che resistono ad ogni insistente indagine e infirmano le deduzioni, imbrogliano le classificazioni e rendono travagliatissimo il lavoro della scienza contemporanea, quest'inatteso problema, diciamo così, del mondo invisibile che già picchia forte all'uscio dei laboratorii, gridando: son qui anch'io! riesce, bisogna convenirne, un pochino seccante.
Meno male però se gli scienziati si contentassero soltanto di lasciarlo dietro l'uscio, come un importuno! Invece, essi aprono la finestra, gli buttano in viso la loro stizzosa e quasi fanciullesca negazione e richiudono, sbatacchiando, l'imposta; come se questo bastasse a levarselo per sempre d'intorno.