Toccano essi una cima così eccelsa di concezione e di fattura, che farebbero subito nascere il sospetto di una qualche mistificazione letteraria, se io non potessi dire in pubblico il nome del medium che li ha scritti e così tagliar corto su ogni dubbiezza.
Il giovanetto fra i quindici e i sedici anni, piuttosto inchinevole agli esercizii del corpo che alle agilità della mente, piuttosto desideroso di divertimenti, di gite all'aria aperta, di guidare un cavallo, di stancarsi sul trapezio nel giardino di casa sua, e che, pur fumando una sigaretta, discorrendo di cose quasi puerili, coi presenti e talvolta anche sbadigliando scrive, scrive, scrive, pel solo misterioso impulso che gli move il braccio; quel giovanetto, di cui parlava il mio corrispondente fiorentino, si chiama Eduardo Gordigiani.
Non ti ho già detto che si trattava di persona della cui lealtà e buona fede non è possibile dubbitare? E avrei dovuto meglio dire: persone; giacchè nessuno sospetterà mai che quel valente artista del prof. Gordigiani, conosciutissimo in Firenze e fuori, e la signora Gabriella, sua egregia consorte, abbiano voluto farsi complici di una soperchieria del loro figliuolo, o che siano ingannati anch'essi e involontarii ingannatori. La loro perfetta buona fede parrà patentissima quando avrò aggiunto questo: essi mi hanno gentilmente accordato il permesso di pubblicare i documenti da me scelti fra i tanti posti a mia disposizione, quantunque non ignorassero che lo scopo del mio lavoro andava poco di accordo colle loro profonde convinzioni, e quantunque il rumore della pubblicità sia contrario alle loro abitudini e al loro modo di vedere.
Le Visioni di Fra Iacopone da Todi, scritte con medianità meccanica dal giovine Gordigiani, sono dieci finora. Ne scelgo la terza, la sesta, la settima e la ottava, e metto a piè di pagina le spiegazioni dei punti più oscuri, ottenute anch'esse collo stesso mezzo.
Qui il misticismo religioso regna da padrone assoluto, e l'ebbrezza della povertà, rivelata al medio evo dal poverello di Assisi, vi si effonde in tali miraggi da far provare la vertigine delle allucinazioni e dell'estasi, da parer di vivere in un altro mondo. Infatti è proprio un altro mondo quello che qui ribolle, scoppia e spumeggia in trasporti, in slanci, in disfacimenti di spirito, in delirii divini.
Senti un po'.
VISIONE TERZA
Fuvvi un tertro a me caldamente caro, su del quale di sovente ero accarezzato da visione, ove il Signore eccelso mostraami belli quadri per li quali era consolato il mio spirito per la perduta gente[48].
Portavo meco un libro con alcune parole eterne su delle quali argomentavo.
Miserello corpo, sempre tu m'infastidisti nel compiere alcuni ufficii, ma per altro ringrazioti degli sacrificii procacciatimi.