E quando sollevato no momento il guardo concepii.... scorsi una forma (indegno) ch'io confronto a mano; debolissimo appetto a ella lo fulgor celestiale. Ella forma era distesa sulla stella e concepii ancora! ma li mezzi umani non mi portano a spiegare.
Tremai di spaventoso amore tanto che dal giaciglio venni a terra, e avrei stimato riconoscenza lacerarmi per intiero — Priego non giugnea a soddisfar lo mio foco e giunsi al pendio e pensai alle anime[62] che visione facea discendere; venni dubitoso, stante ripensando che per ivi andavo alla celletta amata, non allo turboso mondo, ove il gregge sbattea nell'ovile credendo sollazzare in mia visione. Rincorato volsi oltre.
Ed ella cosa vi do in forma terrena qual'è lettura che lo spirto vuostro non giugne al sublimar della cosa.
Ti avverto essere io il miserello
JACOPO TODIANO
Qui, scendendo un po' dalle altezze mistiche, la visione rasenta la parabola.
VISIONE SESTA
Avvenne un dì ch'io fui dinanzi alli senori di giustizia tradotto per essere stimo vanerello. Li quali senori mi dissono spregievoli cose d'Iddio, per lo che io m'irai e sputai veneno; onde ordinonno alli servi di prigione. Io li rimertai, me stimando indegno di tale flagello.
Lo mio core molto balzaa nel mio dentro per gaudio, ufficio il quale pregai rimettesse ad altra fiata dicendo: L'è grande fortuna nostra, coricello mio, ma recoti sventura: lo martirio sarà debile e non di durata. — Tacquesi allora.
Non era manco chiusa la imposta ch'io mi gittai bocconi rendendo grazie alla somma boutade di Lui ed uscii a dimandare, se ella cosa era ragionevole di cognizione intorno alla mala azione delli stolti senori. Mi vennono meno i sensi, e caddi come morto.