Aliquanto spazio stetti, indi apparire una luce cui vermucolo lucente è sole. — Poi schiantossi la nube tutta e in nello buio venire oltre me na meschina bestia, la quale parve ai miei ogi ciuccio di color molto splendente.
Eragli in groppa no buio uomo che pareami di molto brutto; e diretro lo ciuccio e lo uomo altri piedavano a lui in bruttezza simili, e veniano per lo cammino finchè giunsono a uno fossato cavato dinanzi me largo e profondo.
E fummi giudicato lo animale condurre lui lo uomo; e dubitando quale sia cosa farebbono tanto che lo mio volere sarebbe di dir loro: arresta! arresta!
Ma la favella non potea dir, ond'io tacqui, e che vidi? Lo meschino ciuccio s'era sosto come di convenienza, ma lo conduttore pingea la bestia siffattamente da gittarla entro, ed ella non puntaa li piedi ma stava.
E colui di gridare aiuto al riuscimento; e vennono, e feciono, ma la bestia non rimosse.
Poi di grado bruniro le nebbie e scomparimmi alla vista la scena mala e stolta.
Ma io non entravo, onde alzando gli ogi ver le nubi vid'io scritto:
«L'uomo senza Dio è cieco!»
E concepii e fui pieno.
Entrate anco voi, miei belli, e niuna cosa di mondo saravvi pungolo se certi vi farete della maestà di detta scrittura.