«Maladrin, ove ti sei ridotto?» E silenzioso mantenendosi l'altro, continua: «Questa sia tua tomba, tu che lordata l'hai..... ma..... che mi balena l'ombra?..... Tal luogo è rubicondo: tua lama ove intrisa l'hai? Rispondi pur anco e ti faccio....[71] in eterno.» — E ratto prende il braccio dell'avvilito. «Vieni!» e lo trascina — Sia nota pria all'universa flotta la prigionia della volpe: vieni! (ripete) che l'aria intera ti conosca micidial bestia perfida, o tu sei morto!» — E vigoroso un pugno trasecolar il fece — Cade il prigione sempre muto: si rialza e tira oltre. «Malora a te!» dice il conduttore, e queste parole ultime furon men sonore, perchè pronunziate all'aperto. Unico il centro, e molti i rai eran diretti sul barbaro, e ovunque iva era seguito: onde fu la forma un circolo che attorno iva alla torre di comandamento — E giunge al cospetto di Agar, il quale studioso in se, rizzasi allo inaspettato clamore, e non sì tosto grida. «Morto costui!» al che Achille risponde: «Meglio l'ignominia innanzi a costei (morte): costei...... e non potea più dire. Troncandosi di poi: «ov'è l'amico ch'io non veggio?» e via.

Venite meco, anagnosti, e vederete ove Achille va: al luogo ove scoprì il barbaro appunto, e va più oltre: al punto ove Patroclo morto se ne stava. Ed ecco come operò. Il corpo prende, in sulle spalle il pone e se ne torna al convito ove lo posa nel mezzo, e sclama: «ecco il gallo dalla volpe ucciso».

Agar. «Dicci lo schifo tuo nome.»

Tace il prigione, cui non cocevan i rai potenti su lui indirizzati, anzi scivolavan sul suo nudo corpo quale fosse di ferro coperto: stupendo pel suo disprezzo.

Achille. «Non tu lo dirai?»

Tace.

Tutti. «Tu lo dici?»

Tace.

Achille, al beccaro: «Feriscilo!»

Un pugnale lo trafigge nel costato: spilla il sangue, e non un grido.