Al beccaro fa segno che operi. Che si ode? Un fremito doloroso, gemiti, e debole nascere compassione che riconosciuta l'inferiorità si ritira, (sta bene, ma sta male espresso: — compassione volle farsi avanti, ma si vide debole e ritarossi ben tosto — ).
Il prigione cade, e non esala l'anima senza dir pria «E torre crudelmente le parole!» Sonorissimo segue di poi: «Ettore!»
Quale il fulmine cadendo non si tosto lo scorge il presente[72] fu la parola ripetuta dall'ecco della stanza e si stanziò si rapida negli orecchi che non la si vide — Come l'acqua in rapidissimo colle presto vassene, ma gran contento fu provato, e lo sgomento della trista operazione prese di poi il seggio.
Adunque non vi dirò della processione attorno alle mura del morto Ettore, operata da Achille — Malgrado la mia debolezza spero averete inteso Ettore da beccaro ucciso fu, e non esanime ma vivente, e scornato condotto intorno alla torre di comandamento della nave. Onore a Achille non più beccaro.
Faccio come la ape, che va da calice odoroso e flagrante di verità.
Io, narratore del tutto, salgo dell'albero maestro in sulla vetta, e poggiando la schiena contro, miro e odo — Che cosa miro? Miro a traverso l'opaco e denso velo di notte le forme delle galee nimiche che se ne tornano al lido. Odo i loro lamenti, o meglio un indistinto susurrio, e, (forse immaginazione) mi ferisce direttamente un nome: quello di Ettore! Ettore! che i figli implorano ed han lasciato: e i galeanti ripetono: Ettore!
Odo, e questo ai piedi miei, salmi recitar per un defunto, Patroclo appunto, e a questi frammiste imprecazioni e stupidamento, e pronunziato Ettore! egli, egli... Achille pronunzia: «Ettore! egli, egli!» quasi stupefatto che un nemico aborrito abbia potuto così operare sul dolcissimo amico del cor suo. Larga la scena debole il narratore.
«Core mio (prosegue Achille) tu sei intero, ed è spezzato quello di Patroclo.»
Veggo le mie piante illuminate dal basso repentinamente, e guardo giù per vedere numero di fiaccole e colla accese girare ostinatamente intorno alla nave, e cantano i salmi, Plutone! è ripetuto:
Ma questo che viene appresso è più nuovo, più originale ancora e più perfettamente greco.