Mi contento di rimandarti a un libro curioso, divertente e scritto, nello stesso tempo, con vero intendimento scientifico. Esso non ha la stolta pretesa di aver risoluto l'intrigatissimo problema dei fenomeni spiritici; ma, senza dubbio, ha il merito di averlo proposto con coraggiosa franchezza, con ammirabile nettezza, e di aver additato la via per cui dovrà indirizzarsi la ricerca della soluzione avvenire. Esso s'intitola: Essai sur l'Humanité postume et le Spiritisme e n'è autore il signor Adolfo d'Assier, un positivista comtiano[73].

Ripeto: analogia non vuol dire identità: esagerazione già implica sproporzione di qualità e di misura. Quando la semplice sensazione magnetica invade l'immaginazione, è diventata quasi un'altra cosa; quando il fenomeno passa il limite dell'immaginazione e si accampa nelle facoltà più elevate dell'intelligenza è penetrato in una regione dove nessun fisiologo può ridurlo ad una special forma di movimento molecolare senza sconfinare dalla propria giurisdizione veramente scientifica.

Oh, non ti figurare che la mia leggerezza e la mia vanità di curioso e di dilettante siano per essere così eccessive da spingermi dentro il ginepraio di così ardui problemi.

Io aspetterò, fiducioso, come te e tutti i nostri pari, i responsi della nuova psicologia a cui lavora così tenacemente la filosofia scientifica moderna; e aspetterò che il prossimo libro del mio Pietro Siciliani contenga questo importantissimo capitolo scritto con quella serena imparzialità che gli viene dal giusto punto di vista in cui il suo positivismo critico l'ha posto, egualmente distante dalle dommatiche affermazioni dei positivisti del materialismo e dei metafisici dell'idealismo.

Intanto, nè Tu nè il Siciliani, spero, giudicherete che io vada oltre la mia ristrettissima competenza, stendendo la mano a uno solo dei tanti spinosi problemi spiritici, quello delle communicazioni in forma artistica.

Se sono arrivato al mio problema imitando il bonhomme Lafontaine, che nell'andare all'Accademia prendeva sempre la via più lunga; se ho sentito il bisogno di largamente giustificare la mia posizione di osservatore dilettante, descrivendo a grandi tratti tutto il cammino da me percorso, vuol dire che ho piena coscienza del mio limite e che non intendo passarlo.

Con le communicazioni in forma artistica mi è parso di trovarmi in casa mia, perchè i riscontri dello stato normale coll'anormale ho potuto praticarli non solamente con più faciltà ma con maggiore esattezza, il doppio esperimento essendo, in questo caso, fino a un certo punto, assolutamente personale. Avrò male apprezzato i resultati della mia piccola inchiesta? Non vorrà dir nulla. Rimarranno sempre i fatti che hanno un valore da per loro stessi.

Per ciò ho vinto la giusta repugnanza di parlare in pubblico della mia povera persona. Non si tratta, ho detto da me da me, di questioni puramente letterarie, ma di osservazioni psicologiche, di esperimenti stavo per dire in anima vili; ed ogni fenomeno umano accuratamente osservato ha molto valore per la scienza, qualunque possa essere, grande o meschino, il soggetto nel quale, per un concorso di favorevoli circostanze, è venuto a prodursi.

Così possa sembrare non senza importanza anche agli altri il conoscere qualcuno degli svariatissimi modi con cui l'interessante fenomeno della opera d'arte può manifestarsi nel mondo!

***