Noi ignoriamo quali energie entrino più particolarmente in funzione, e in quanta misura, sia nell'una che nell'altra; ma questo non impedisce di riconoscere la identità nella differenza e la somiglianza nella diversità che corre fra le due specie di fenomeni in discorso.
Il Balzac non parlava forse dei personaggi dei suoi romanzi come di persone reali, impensierito delle difficoltà di un matrimonio, attristato da una scabrosa avventura di qualcuno di essi?
Il Dickens non scriveva al Forster: terminata la seconda parte (delle Chimes, campane) nel concepire ciò che doveva accadere nella terza ho provato tant'agitazione, tanto dolore, come se la cosa fosse stata reale, che ho dovuto chiudermi in camera per nascondere i miei poveri occhi, gonfi e rossi al punto di dover essere ridicoli?
E gli esempi potrebbero facilissimamente venir ridotti a migliaia.
Per restringermi, come mi son proposto, alla mia personale osservazione, eccoti un caso di allucinazione artistica, che chiamerò complicata perchè intrecciasi stranamente colla quasi allucinazione sonnambolica o spiritica che vogliasi dire. Questa complicazione ha poi, secondo me, impedito all'opera di arte di condensarsi nella forma e venire alla luce.
Nella Galleria dell'Accademia di San Luca in Roma c'è un ritratto d'ignota, del Van-Dick, una bella testa dalla fronte liscia, dagli occhi vivissimi, dalla carnagione bianca e fina, dalle labbra sottili e semi aperte a un sorriso. Incastrata in un gran collare di merletto, ha l'apparenza di una testa staccata dal busto messa in un vassoio di argento finissimamente cesellato. Gli scuri capelli tirati in su torreggiano sulla fronte circondati da un piccolo diadema di pietre preziose legate in oro; quattro file di perle, fermate da una borchia d'oro, con un ciondolo, le pendono sul seno.
Nell'ottobre del 1875 questo ritratto trovavasi nella prima sala, un po' in alto, accosto alla finestra, quasi di faccia all'uscio di entrata.
Ne rimasi come affascinato. Stetti a guardarlo lungamente, senza staccarne gli occhi un istante... Chi era colei? Una gran dama, di certo; si capiva dall'abbigliamento. Ma quella sua carnagione di un pallore di avorio; ma quella pelle che mi pareva mostrasse nella maturità lo stato verginale del corpo — una pelle non usata e già diventata un po' rigida —; ma quelli sguardi che si fissavano così intentamente nei miei, quasi animantisi a poco a poco, per interni fulgori prodotti dalla simpatica insistenza con cui la guardavo; ma quel mezzo sorriso, di una mitezza triste, che si accordava così bene con l'aria un po' fredda dell'aspetto; tutto, tutto mi faceva intravedere, a traverso la nebbia di due secoli, una pietosa storia di intime sofferenze, eroicamente sopportate nella glaciale solitudine del suo palazzo o del suo castello; la storia d'una passione repressa, non sapevo se per volontaria fierezza della propria condizione o per contrasti di famiglia.
E mi sentivo commosso da un compatimento grande verso quella bella figura di donna che mi pareva quasi sdegnata di vedersi lì, in mostra; offesa ogni giorno della sbadata curiosità dei visitatori, ed ora impressionata dall'insolita compassione con cui uno sconosciuto si sforzava di carpirle il più intimo segreto della sua vita.
Fantasticavo così da più di un'ora, quando il custode venne a dirmi: Signore, si chiude.