Poco dopo, all'aria aperta, tra le meraviglie del Foro inondato di sole, avevo già dimenticato quel ritratto d'ignota e la mia poetica fantasticheria.
Tornato a casa verso la mezzanotte, chiuso il portone e fatto qualche passo nell'andito, al buio, intanto che frugo in tasca per lo scatolino dei cerini, sento o mi par di sentire l'alito caldo di un respiro umano sulla guancia destra..! Accendo in fretta un fiammifero.... Non scorgo anima viva.
Rido di me stesso e comincio a montar le scale; ma, all'improvviso, eccomi assalito da un inesplicabile senso di paura... Mi sembra che una persona invisibile monti le scale dietro di me.
Questa volta non posso ridere. Salto i gradini a quattro a quattro e richiudo prestamente l'uscio, quasi volessi impedire l'entrata.... a chi? Non lo sapevo neppur io in quel momento. Se non che in camera, mi si presentava subito alla memoria quella bianca e fredda figura d'ignota dipinta dal Van-Dick.
— Un bel soggetto di novella fantastica! pensavo nello spogliarmi per andar a letto.
E la tela di essa mi si spiegava nell'immaginazione coi più minuti particolari: la visita all'Accademia; la sensazione del soffio caldo sulla faccia provata nell'andito, al buio; poi l'apparizione, da prima indistinta, indi un po' più chiara, sebbene sempre vaporosa, dell'Ignota che veniva per ringraziarmi di quel sentimento di simpatia dimostratole la mattina. Avevo paura; non osavo risponderle. Dopo, la paura gradatamente diminuiva; la figura di lei diventava sempre più visibile. E la sera tornavo a casa più presto per rivederla, per intrattenermi con lei....
— Sì, un bel soggetto di novella fantastica!... Ma la chiusa?
Non la trovavo. E mi addormentai nel cercarla.
Durante la giornata, distratto dagli affari, non mi rammentavo più della Ignota, nè del soggetto del mio lavoro; ma ogni notte, appena entrato in camera, la fantasticata allucinazione della novella diventava quasi una realtà. Sentivo in quello stanzone di via Ripetta la presenza della Ignota. Negli angoli dove l'ombra era più densa, la figura di lei mi pareva si disegnasse ondeggiante, come formata da una leggierissima nebbiolina azzurrognola.
Per qualche momento avevo paura, proprio paura.... (Una notte ci mancò poco non andassi di là, a svegliare Ulisse Barbieri che forse sognava un dramma sanguinoso o una ricca caccia colla civetta pel giorno seguente)... poi riprendevo il tessuto della mia novella, dal punto dove l'avevo lasciato la sera avanti.