«Sentivo tremare in fondo al cuore qualcosa di lei penetratovi a un tratto. Una soave commozione non provata da gran tempo mi spingeva a fantasticare un mondo di cose indefinite sulle quali sorridevano come raggi di sole i suoi begli occhi nerissimi.... Per due settimane rifeci ogni giorno i viali dei Giardini pubblici ove l'avevo incontrata. Aspettavo, delle ore, smanioso, agitato, come se le poche parole scambiate fra me e quella donna avessero avuto la magica virtù d'un violentissimo filtro, e fosse omai stretto ad essa l'intiero destino della mia vita..... Sentivo sopratutto e vedevo con lucidezza ammirabile un che misterioso da non potersi esprimere colle parole, un'emanazione fragrante del suo bellissimo corpo, un riflesso, un'essenza eterea di esso che mi accusava, dopo tanti giorni, la presenza di lei in quel posto. La sabbia dei viali ne aveva trattenuto un vestigio coll'orma dei suoi piedini; l'erba, le foglie delle piante di fiori, che attorniavano le aiuole, ne avevano rapito qualcosa ai lembi della sua veste toccati mentr'ella passava; l'aria intiera n'era impregnata; gli atomi luminosi, da lei spostati nell'andare, vibravano ancora.»

Si era messo a notare, forse per uno sfogo, queste impressioni sulla carta, certamente senza più rammentarsi dell'ultima novella del suo volume che gli pareva non armonizzasse colla intonazione delle altre; però, di mano in mano ch'egli avea proceduto in quella sincera confessione del suo peccato di pensiero, il fantasma della persona cercata con tanta smania e non più potuta rivedere gli si era confuso nella mente col fresco ricordo di un'altra persona, velando questa colla grazia gentile della sua bellissima figura. E così, fitta, per due giorni, una vera ossessione lo aveva posseduto; e la creatura della sua fantasia, più viva, più evidente d'una creatura reale, gli avea ripetuto dentro, punto per punto, coi più minuti particolari, il lungo processo d'una passione morta di sfinimento poco prima.

Col cuore sconvolto, col cervello in fiamme, egli avea lavorato dodici ore al giorno, di seguito, levandosi dal tavolino soltanto per prendere un boccone e rifarsi, con un pò di sonno, delle esauste forze; e appena scritta, con mano tremante, l'ultima parola della sua novella, era cascato colla testa sul manoscritto, mezzo svenuto; il sangue gli turbinava nel cervello, in tutta la persona.... e gli era parso di morire.

Poi si era destato da quello sbalordimento come da un grave e lungo sonno. Stretto e tormentato, per più di quindici giorni, fra i terribili artigli della sua fulminea passione, in certi momenti anche atterrito di quella implacabile violenza, si era destato sereno, tranquillo, completamente guarito. Aveva amato e posseduto, nella sua allucinazione artistica, l'adorato fantasma; e quel processo di passione così rapidamente ripetutosi nella sua immaginazione e nel suo cuore, avea prodotto gli effetti della passione reale.

Tornò ai giardini pubblici per rintracciarvi quello che già gli pareva un passato lontano. «Era la stessa stagione del nostro primo incontro; la primavera. Gli alberi ricchi di fronde; le aiuole verdi di erbe e qua e là fiorite. Il sole, prossimo al tramonto, scherzava coi raggi tra le frondi agitate dal venticello della sera.

Ahimè! Quei viali, quelle frondi, quelle aiuole non mi dicevano più nessuna delle mille celesti cose rivelatemi una volta. I zampilli mormoravano stupidamente monotoni; le acque dei laghetti e dei canali, torbide, verdastre, riflettevano gli oggetti con un tono di colorito che faceva schifo. Le rane, nascoste tra le foglie delle ninfee, gracidavano una musica degna del posto, che ora mi sembrava pretensionoso e volgare... E andando via rimuginavo:

— Ma è dunque vero che questo mondo di fuori sia una mera creazione del nostro spirito, uno scherzo, un'illusione?»

***

Lo so; questa quasi incoscienza dell'allucinazione letteraria non è la perfetta incoscienza delle sonnambule e dei mediums scriventi.

«Gli artisti, dice il Richet, per sforzi che facciano, non giungeranno mai a perdere la nozione della loro personalità; non cesseranno un istante dal distinguersi dalle loro creazioni, non dimenticheranno il loro io e, malgrado la febbre dell'ispirazione, si vedranno sempre seduti al loro tavolino occupati a fare un poema, un dramma, un romanzo[75]».