Sta bene.

Nell'obbiettivazione dei tipi, com'egli la chiama, le sonnambule non li concepiscono, li realizzano in loro. «Esse non assistono, come le allucinate, da spettatrici, alle immagini che si muovono sotto i loro occhi; somigliano piuttosto ad un attore che preso da subita follìa, scambiata colla realtà l'azione di un dramma, si credesse trasformato, corpo ed anima, nel personaggio da rappresentare[76]

Sta benissimo. Ma la mezza allucinazione, l'allucinazione completa, l'obbiettivazione dei tipi, per quanto differentissime tra loro, sono forse così dissimili da non potersi ridurre ad uno stesso fenomeno in diversi gradi d'intensità?

Io non ti ho nascosto la mia ammirazione pei documenti che pubblico. Dubitando del mio giudizio, ho consultato e fatto consultare persone assai più competenti e più imparziali di me.

Giosuè Carducci, lette sulle bozze di stampa le Visioni di fra Iacopone, dettava a una gentile amica che gliele avea presentate in mio nome[77]:

«Di Jacopone da Todi non rimangono prose altro che tradotte dal suo latino. Difficile dunque giudicare delle prose in queste colonne rappresentate. La lirica di Jacopone è mescolata di moltissime dizioni e frasi umbre. Nulla di dialetto umbro nelle prose di queste bozze. In queste colonne, anzi, molta affettazione di prosa antica del secolo XIV, che il più delle volte non riesce bene. Ma l'invenzione delle visioni è molto felice e quasi corrispondente e in armonia ai tempi mistici.»

Alessandro di Ancona, che conosce fra Jacopone come pochissimi in Italia, non rispondeva altrimenti ad un comune amico che l'avea richiesto di un parere, e notava parecchie parole non dell'epoca: ufficio, ciuccio, puntaa li piedi, venio, portaali, tiraami lottava, fulminando, si divertiano, livello, piazzavansi, li mezzi umani.[78]

Letto l'episodio della battaglia delle Termopili, il Carducci diceva: «Anche questa volta ammiro la trovata ch'è buona, e specialmente la seconda parte è consentanea all'ambiente greco. Ma da principio c'è un lasciare all'eco dei monti di Beozia la cura di ripetere, che è uno stile tutto moderno e non bello. E quell'esclamare: O figli di Licurgo! per dire gli Spartani non è storico. Un antico avrebbe detto: o figli, o discendenti di Ercole. Ma tutto insieme la visione è ben trovata ed è felice specialmente l'ultima parte.»

E aggiungeva che gli pareva impossibile che un ragazzo quasi ignorante potesse scrivere a quel modo di quelle cose.

A me, invece, pare altrettanto impossibile quanto, per esempio, la trasposizione dei sensi.