Il prof. Cesare Lombroso, nello scritto da me accennato, diceva:
Non è vero che nel sonnambulismo naturale e anche nell'artificiale abbiamo dei fenomeni che escono assolutamente dalla cerchia fisiologica come la lucidità profetica per dirla in una parola, e la trasposizione dei sensi? È una domanda a cui lo scienziato accademico risponderebbe con uno di quegli accenni olimpici del capo che pei profani sono più schiaccianti di dieci dimostrazioni e di un centinaio di fatti, eppure non vogliono dir nulla.
Ma io che ho un vizio antico di non credere se non ai miei occhi e di non avere paura di affermare quello che ho veduto, le dichiaro subito che ella ha in gran parte ragione.
E qui le narrerò come io, incredulissimo fino a pochi giorni fa su tale argomento, abbia dovuto mutare di convinzione. Quell'egregio scienziato e bravo pratico e uomo di cuore (tutte cose rare a trovarsi anche divise) che è il professore Scipione Giordano mi fece conoscere or non è molto una singolare fanciulla, gentile d'aspetto come nell'anima, quattordicenne, educata all'antica in una di quelle famiglie illustri per ingegno e insieme per onestà, delle quali si va perdendo lo stampo, e che esclude già a priori ogni simulazione, ogni esagerazione. In quell'epoca e per causa della pubertà essa fu ad un tratto colpita dall'isterismo, con tutta la sua forma classica di catalessi, convulsioni, paralisi, impossibilità di deglutire e, quel che più interessa, di sonnambulismo intermittente. Durante gli accessi di questo, perdeva completamente la visione agli occhi, vedendo invece allo stesso grado d'acutezza colla punta del naso e col lobulo dell'orecchio sinistro, e distingueva non solo i colori, ma un manoscritto arrivato di fresco e i gradi del dinamometro di cui io variavo la pressione mentre i suoi occhi erano doppiamente bendati.
Curiosa era la mimica nuova con cui reagiva agli stimoli portati sopra questi che chiameremo occhi improvvisati e trasposti. Avvicinando, per esempio, un dito all'orecchio od al naso o accennando a toccarlo o, meglio ancora, facendovi con una lente lampeggiare un raggio di luce forte a distanza, fosse pure per frazione di minuto secondo, se ne risentiva vivamente e ne restava irritata: — I veùle emborgneme (volete accecarmi) gridava e scuoteva il volto come uno che sia minacciato nell'occhio e tentava afferarmi la mano; poi, con una mimica istintiva affatto nuova, come era nuovo il fenomeno, portava l'avambraccio a difendere il lobulo dell'orecchio e la pinna del naso e restava così per dieci o dodici minuti.
Anche l'olfatto aveva trasposto; chè l'ammoniaca, l'assafetida non destavano, cacciate sotto il naso, la più lieve reazione; invece anche una sostanza leggermente odorosa sotto il mento vi provocava una viva impressione ed una mimica tutta speciale. Così, se l'odore era grato sorrideva, ammiccava cogli occhi, aveva frequente il respiro; se disgustoso, portava rapidamente le mani, a quella piega del mento che era divenuta la sede dell'odore e scuoteva rapidamente la testa.
Più tardi l'olfatto si trasportò al dorso del piede; ed allora, quando un odore le spiaceva, dimenava le gambe a diritta e a sinistra, contorcendo anche tutto il corpo; quando ne godeva, restava immobile, sorridente, dava in frequenti respiri e in una leggera dilazione delle pinne nasali.
Un fatto isolato non avrebbe nessuna importanza per quanto io l'abbia ripetutamente provato e studiato. Ma esso si lega a una lunga serie di fatti del tutto analoghi. — Già nel 1808 Petetin (Electricité animale, Lyon, 1808) osservò otto donne catalettiche nelle quali i sensi esterni erano traslocati nella regione epigastrica o nelle dita delle mani e dei piedi.
Sulle prime infatti, a dir vero, tutto ciò sembra doverci trascinare nel mondo sopranaturale; eppure, pensandovi sopra, s'intravvede che una spiegazione può trovarsi di questo strano fenomeno unicamente facendo un passo indietro nella scala della creazione, tra quegli infimi animali come gli Echini, nei quali, la visione si confonde col tatto, facendo retrocedere la cerchia della sensibilità specifica, in quella generale d'onde il maggior perfezionamento degli esseri la distaccava. Il fenomeno non ci eleva al di sopra d'Adamo, ci fa discendere. Ed è naturale, trattandosi d'un fatto essenzialmente morboso, che ha tanta analogia con quella transposizione della sensibilità da uno all'altro membro collaterale del corpo che si può con un metallo provocare nelle isteriche ed è legata dunque ad un movimento molecolare.
Forse vi è qualche cosa di più; si avverte meglio lo svolgersi successivo dei fenomeni della propria nervosi, perchè nella eccitazione straordinaria dell'estasi sonnambolica noi acquistiamo una coscienza maggiore del nostro organismo, nelle cui condizioni, come nell'ingranaggio d'un orologio, stanno iscritte, in potenza, in germe, le varie successioni morbose.