Tavola è scarsa ad amendue?[14]
Da un tale stato all’idea precisa del suicidio non ci corre gran tratto. Armando, dopo qualche tempo, sente parlare più forte dentro di sè questo nemico invisibile che opprime il più vivo dei nostri istinti, la conservazione di noi stessi. La voce nella natura però non ha ancora ceduto interamente in lui, e si fa schermo di scettiche ragioni:
Di mia man disfarmi?
Ma che siam noi se non disfatte cose,
Se non vacue sembianze, una nell’altra
Senza tempo fluenti? O forse alcuna
È dolcezza a provar dopo il supremo
Punto del flusso? E questa errante, immensa
Fatuità si cheterebbe in grembo
D’Opi e di Giove? Ambigui fati; oscure