Sfingi, sfingi e non altro.[15]
Armando non ha paura, com’Amleto, di quel che avverrà dopo morto. È del secolo XIX e non crede più nell’inferno. Appena dunque il disegno fatale arriverà ad impossessarsi completamente di lui, nessuno potrebbe impedirgli che lo ponga in atto; egli dovrebb’essere suicida.
Ecco un altro luogo, dove il poeta ha disertato dalla verità per seguire una fantasmagoria da opera in musica. È il punto più debole del poema. Perchè non tirare la logica e naturale conseguenza delle proprie premesse? O, se il suicidio gli spiaceva, perchè non ricorrere ad un secondo partito che lo studio del vero gli avrebbe certamente suggerito, la recidiva della malattia? Nell’uno e nell’altro caso l’arte poteva guadagnar molto prendendo consiglio dalla scienza, e nulla rischiava di perdere.
Per non curarsi dell’attenta osservazione della natura, il poeta si è lasciato sfuggir di mano un altro mezzo, che avrebbe comunicato alla seconda parte del suo lavoro larghissima vena d’affetto. Parlando della guarigione d’Armando, si contenta di dire:
Varcàr tre lune; e fosse, o di natura
La benefica forza, o l’intervento
Di portentose deità che Arbella
Supplicava tremando ai piè dell’are
O lacrimando nei paterni alberghi,
L’egro fiorì novellamente.[16]