24 Maggio 1868.
II. Psiche.[19]
Il Prati, non pago d’essere il più grande dei nostri poeti contemporanei, vuol anche rimaner sempre il più giovane. In questo volume c’è qua e là tale forza, tal rigoglio, tale freschezza di colorito da far tornare alla memoria il poeta di trent’anni fa. Con questo per giunta: che il suo sentimento poetico si è allargato, si è purificato, ha lasciato in gran parte il vago, lo sfumato, l’indeciso che sembrava essere il particolar carattere dei suoi canti, sia nel concetto, sia nella forma. Leggendo alla ventura questi brevi componimenti, colla difficoltà dei quali egli ama scherzare,
(Gli arcavoli hanno torto, e noi si dice:
Il letto di Procuste è un sogno vano!)
tu senti ad ora ad ora come un buffo di profumo, come un’ala fresca di venticello che agiti l’aria tiepida, e provi quasi di prima mano la stessa impressione del poeta.
Oh madre glorïosa, oh madre pia,
Se tu mi arridi e di tua man mi tocchi,
Natura, alta Natura, un’armonia
M’agita immensa...