Chè il serio aspetto vostro assai m’impone

E pur meschino in faccia a voi mi trovo...

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Io rifeci la casa a poco a poco

Che fu della mia gente antico nido:

Or più non move il fioco

Suono dall’età spenta

Da queste mura, ma il giocondo grido

Dell’avvenir parmi che intorno io senta.

E l’idilio domestico si compie, e il primogenito sbuccia, come un fiore, sotto il tetto della casa rifatta, e l’inno della felicità paterna finisce, sommessamente, in una vera preghiera.