Più non intende, pagine strappate
Dal libro della vita; ella incomincia
Solamente per me dalla beata
Ora che tu m’amasti!....
E più in là altro duetto fra soprano e baritono, fra Cecilia e il Morto da Feltre: non mancava che la musica. Il pubblico chiamava fuori i cantanti, cioè gli attori, come se la musica ci fosse stata.
Intanto il mio vecchietto di Firenze mi ronzava importunamente nella testa col suo puro accento fiorentino e la voce un po’ nasale: Rifare il già fatto è fatica sprecata! L’arte progredisce, l’arte lascia degli addentellati! — E mi sdegnavo col pubblico che, infine quella sera era alquanto scusabile. Lo autore, un uomo d’ingegno, stava lì, sul palcoscenico, venuto a posta da Roma per sentirne il verdetto; e il pubblico voleva mostrarsi gentile con quell’uomo d’ingegno che ha delle qualità di artista, se non è (debbo dirlo?) un talento drammatico.
Povero pubblico! Dopo aver assistito alla quinta rappresentazione della Cecilia, ti ho fatto ragione. Ho capito che quella sera ti arrampicavi su pei vetri, t’attaccavi anche ai rasoi. Non trovavi il dramma, i caratteri, la passione e cedevi di buona voglia, di proposito, alla tua natura spolveraia, avrebbe detto il mio vecchietto. Alla quinta sera, caro pubblico, t’ho quasi ammirato. Le belle descrizioni, le magnifiche tirate ti si scandevano nell’orecchio solennemente, ma tu stavi cheto, ma tu ammonivi con qualche zitto i due o tre soliti entusiasti che non mancano mai, forse per dar a bere che se n’intendono più degli altri; e ti si perdonava facilmente quel po’ d’entusiasmo da cui venivi scaldato ai soliti duetti (i pezzi di forza del dramma) perchè insomma, si sa, era più forte di te: lo spolvero ti faceva il solletico, e tu non sapevi resistere.
E tutte e due le volte, uscendo dal teatro, sentivo ancora nell’orecchio la voce stridente del vecchietto:
— Ahimè, n’avremo almeno per altri dieci anni!
Ah! ma lui, che ora riposa sotto una bianca lapide di marmo nel cimitero di San Miniato, non prevedeva che la malattia potesse tanto complicarsi; e non prevedeva che all’idilio, alla leggenda mediovale (due generi nuovi! dice la gente seria) si potessero unire il dramma storico in cinque atti e le commedie togate, e le scene greche e tutta la valanga archeologica!