Che cosa potrà sostituire la scienza? Nulla, assolutamente nulla che equivalga il Cristo del Cattolicismo, la sua redenzione, la sua comunione eucaristica.
Perchè? Perchè la scienza, per la intima sua natura, non può dare che concetti nudi d’ogni ornamento fantastico.
Avrà un bel dire: la redenzione è un simbolo: la comunione un simbolo; elevarsi col cuore al bene, praticarlo, ecco la vera unione con Dio. L’astrattezza non ha presa nella mente del popolo. Dio è insufficiente per esso: ci vuole il Cristo, o il Buddha. L’astrattezza di tale concezione della vita avvenire non lo lusingherà e non lo persuaderà mai quanto il concetto semi-materiale del paradiso cattolico.
E quando sentirà il bisogno di sostituir qualcosa, lo farà a modo suo, cioè con tutte le assurdità del meraviglioso e a dispetto della scienza.
Quella religione che Mamiani vuol fondare sur una base platonica, rimessa a nuovo con una vernice di filosofia positiva; che l’Hartman intravvede possibile soltanto coll’adozione del panteismo indiano; quella religione il popolo è forse in via d’elaborarla. E il lavoro è progredito tanto, in mezzo agli splendidi trionfi del naturalismo contemporaneo, che la scienza sente il bisogno di studiarlo come ogn’altro fenomeno della vita spirituale.
Che saprebbe dirgli il Mamiani della natura e del modo dell’immortalità dell’anima umana? Tutt’al più dei sillogismi. Il nuovo popolo religioso ne ha già fatto un domma, una realtà. Secondo questi, l’anima umana non si separa affatto dal corpo, ma ne ritiene uno più sottile, ordinariamente invisibile, e che può rendersi visibile in certi casi, date certe disposizioni fisiche o morali in un individuo. La morte è quindi un’apparenza. L’immagine dantesca:
Noi siam vermi
Nati a formar l’angelica farfalla
non è più un’immagine, ma una profonda verità. Terminata la funzione del grossolano organismo corporale, comincia quella del nuovo corpo, il perispirito. L’individuo stenta ad accorgersi della sua morte. Le abitudini, le passioni, lasciano una traccia che si scancella più o meno lentamente, secondo la più o meno sviluppata spiritualità della sua natura, e la nuova esistenza è precisamente il risultato del bene e del male dell’esistenza, dirò così, mondana dalla quale è uscito fuori come da una vera crisalide.
Che saprebbe dirgli di concreto il Mamiani sul valore del merito e del demerito nella altra vita, sulla natura della punizione delle colpe e sull’espiazione? Il nuovo popolo religioso sa che l’esistenza individuale è una indefinita serie di esistenze nelle varie regioni dell’infinito siderale; e che ognuna di queste dipende dalla libera scelta d’un’espiazione liberamente riconosciuta e liberamente accettata. Così la felicità o la infelicità futura vengon tolte alla ferrea eternità del sistema cattolico.