Dio è concepito dallo spiritismo infinitamente buono e misericordioso. La scala delle rincarnazioni, che può elevare fino alla immediata cognizione spirituale, non è mai retta dall’arbitrio d’un’onnipotenza capricciosa e inesorabile. Un fonte inesausto di consolanti speranze scaturisce da questa dottrina e conforta il cuore del credente.

Assurdità! dice la filosofia! Assurdità ed impostura! dice la scienza, precisamente come dicevano la filosofia e la scienza al nascere del cristianesimo, nel pieno dello scetticismo e del pessimismo romano. Ed io non voglio dire con questo che abbiano torto. Intendo dire che una nuova religione è già venuta al mondo e si dilata, si propaga coi mezzi e coi modi più propri della nostra civiltà. Non ha apostoli, ma giornali; non ha martiri, ma ha le sue vittime che vanno a popolare gli ospedali di teste sconvolte da esaltamenti nervosi. Derisa, combattuta, oppone ai ragionamenti la forza della sua convinzione, i suoi fatti, i suoi miracoli, giacchè non è religione per nulla e non può far a meno del soprannaturale. Ma è religione come può esserla nel XIX, cioè senza rito, senza prete, e con una certa apparenza scientifica.

Certamente lo spiritismo, come pratica, vale assai più del platonismo e del panteismo filosofico. L’immaginazione, il sentimento vi trovano il loro pascolo, la loro attività; e se manca il rito, c’è l’invocazione, la preghiera, ed anche l’evocazione e la rivelazione continua. Io non pretendo discutere lo spiritismo; accenno ad esso come un esempio, unicamente per dimostrare che le religioni non si foggiano a furia di testa e col processo filosofico. Che lo spiritismo sia una nuova forma religiosa di qualche valore è impossibile l’affermarlo come il negarlo; è fuor di dubbio però che per parecchie centinaia di migliaia di uomini, in Francia, in Inghilterra, in Germania ed in America esso costituisca una vera religione, ed abbia grandissima influenza sulla loro condotta individuale. Secondo la scienza moderna il cristianesimo non fu fondato sopra basi più solide o meno assurde di quelle del moderno spiritismo; eppure ha dominato il mondo e rinnovato lo spirito umano. Tutta la civiltà greca e latina fu assorbita da esso e, se così vuolsi, asservita ai suoi mistici scopi. Accadrà lo stesso per lo Spiritismo?

Se si guarda alle mutate condizioni dello spirito umano, si giudica subito di no. Intanto non è da dimenticare che la società umana ha in sè stessa una divina forza salutare che la guarisce nelle sue grandi crisi e l’aiuta ad andare innanzi. A noi, meschine e passeggiere forme dell’umanità, può dispiacere il trovarci impigliati fra le terribili strette di queste crisi, lo spettacolo delle quali, visto da vicino, apparisce più terribile di quel che non sia. Ma la storia, cioè la vita del genere umano, quando sarà passata oltre, non si ricorderà dei nostri terrori e dei nostri guai; anzi si rallegrerà d’aver acquistato un qualche bene a prezzo degli orridi incendii, delle stragi comunarde e di quello che vi potrà essere di peggio nelle future rivoluzioni sociali.

Però la voce del pensatore non si perde nel deserto. Il sentimento moderno è meno schietto dell’antico, e s’alimenta e prende vigore e s’educa sotto l’influenza della verità scientifica. Per quanto sublime sia la regione dove spazia la filosofia, qualche eco della sua parola giunge sempre nei bassi piani del genere umano. Perciò i libri che, come questo del Mamiani, s’occupano del problema religioso, sono tutt’altro che inutili; massime in Italia, dove le grandi questioni di filosofia religiosa vengon trattate con un disprezzo che attesta una suprema ignoranza.

LA SCIENZA DELLE RELIGIONI[29]

Un libro di filosofia religiosa scritto da un laico è cosa troppo rara in Italia da lasciarlo passare inosservato. La scienza delle religioni conta in Germania, in Francia, in Inghilterra dei valentissimi cultori; e noi non abbiamo nessun nome da poter contrapporre neanche a quelli dei più modesti volgarizzatori francesi. Vuol dire che il problema religioso non si presenti alla nostra mente, non parli alla nostra coscienza, non turbi il nostro sentimento così insistentemente, così profondamente come presso le altre nazioni civili? Io credo di no.

Noi ce ne siamo occupati e ce ne occupiamo ogni giorno, ma da un punto di vista diverso. Ce ne occupiamo da gente pratica, positiva, da veri eredi dei romani pei quali la religione era una cosa affatto compenetrata colla politica. Mentre le altre nazioni si son travagliate intorno ai problemi storici e psicologici della scienza delle religioni, noi abbiamo risolto stupendamente, nella pratica, il più grande problema della civiltà moderna, quello delle relazioni tra lo Stato e la Chiesa. Non abbiamo attuato l’assurdo stato teoretico, lo stato ateo, ma abbiamo regolato con mirabile saggezza le funzioni dei due organismi, il politico e il religioso, in modo che l’uno non soffra della prevalenza dell’altro, in modo che l’uno compia, quando occorra, la propria funzione coll’aiuto dell’altro. Abbiamo assicurato alla Chiesa cattolica la più larga libertà ch’essa goda nel mondo e così l’abbiamo resa impotente a turbare la libera funzione del nostro Stato. Abbiamo assicurato allo Stato un’uguale libertà e così gli abbiamo interdetto di penetrare in una sfera non sua, che gli è anzi superiore perchè rappresenta un’attività dello spirito umano assai più elevata della politica, l’attività del pensiero e del sentimento religioso. È un còmpito non meno glorioso di quello delle altre nazioni che, intanto, hanno creato coi loro profondi studi la nuovissima scienza delle religioni. Se si guarda alle nostre condizioni politiche, al nostro carattere nazionale, si riconosce subito che non potevamo fare altro. Ma quest’altro ci mette alla testa delle nazioni moderne. La Francia si dibatte fra le sue convulsioni clericali: la Germania è in piena lotta colla Chiesa e dà a questa il facile vantaggio della persecuzioni che mette lo Stato dalla parte del torto: l’Inghilterra resta avviluppata nella fortissima rete del suo culto meticoloso e meschino che la rende ipocrita ed antipatica. Soltanto l’Italia non prova nessuna scossa per l’agitarsi della forte vita della Chiesa cattolica, l’organizzazione più possente, più ammirabile e più vasta che abbia mai esistito da che il mondo è mondo. Non è unicamente un problema d’equilibrio politico quello risolto da noi. Il nostro modus vivendi tra lo Stato e la Chiesa è tutt’altro che un accomodamento empirico: lo dimostrano i fatti. I paragrafi delle guarentigie contengono i resultati più solidi del moderno concetto religioso e ne sono, forse senz’averne avuta la coscienza, l’attuazione più rigorosa e più sincera.

Ma non ci arresteremo lì, certamente. Entreremo anche noi nell’immenso campo della scienza delle religioni che è venuta al mondo da poco tempo ed è già così grande e piena di rigoglio: e porteremo in questo delicato genere di ricerche e di studii quella temperanza, quell’assennatezza pratica che formano l’intimo carattere dell’ingegno italiano.

Il metodo positivo ha rinnovato completamente gli studii religiosi. La polemica è sparita. La sentimentalità, mistica o irreligiosa, non vi ha più nulla da vedere. Il fatto religioso è diventato un fatto simile a tutti gli altri e vien sottomesso tranquillamente alla osservazione scientifica. La scienza moderna non ha altro scopo che di studiare il fatto in sè stesso, nelle sue origini, nel suo svolgimento, nelle sue relazioni cogli altri fatti, di qualunque natura essi siano, che formano l’insieme della storia, anzi della vita perenne del pensiero umano. Non si preoccupa dei risultati, nè delle conseguenze di questi. La religione, il fatto religioso è una cosa ben diversa delle religioni. Queste sono una forma, una delle tante forme di quella, una delle tante manifestazioni, attuazioni più o meno perfette, più o meno passeggiere del gran fatto religioso, che si risolve in una funzione dello spirito dell’umanità, indipendente da tutte le accidentali influenze della vita e dei bassi interessi individuali.