—Signora duchessa, disse il mercante in cattivo francese, le trine sono all'ordine com'ella desiderava, ora avrò l'onore di mostrargliele.

Era la duchessa di M., venuta a Madrid per far visita ad alcuni suoi parenti. Ma ella non ascoltava le parole del mercante; guardava fissamente Giorgio, il quale invece stava in disparte, cercando di sfuggire all'attenzione ed aspettando il momento favorevole per svignarsela senza esser veduto. Egli sperava di non esser riconosciuto e ne aveva ben d'onde. Si era lasciato crescere la barba ed era tutto vestito di tela, con un gran cappello di paglia, abbassato sopra gli occhi. Ma ella, sotto pretesto di guardar bene alcuni vasi chiusi in una vetrina, si avvicinò a Giorgio, e quando lo ebbe ben guardato disse ridendo:

—Riconosciuto, signor duca, malgrado quella tinta bruna e quella barba. Ah, ah! è la Spagna che ci trattiene sì lungamente!

—Silenzio, duchessa, sono qui sotto il più grande incognito, per dei motivi…. politici, rispose Giorgio che, non potendo più schivare l'incontro, aveva subito riacquistata la sua disinvoltura.

—Davvero? Se sapeste come s'è parlato di voi a Parigi! La vostra scomparsa fu un avvenimento. Tutti assediano quel povero Tibaldo d'interrogazioni, ma egli si ostina a tacere. Probabilmente, perchè non sa nulla nemmeno lui. Tutti dicono: chi sa dov'è? chi sa cosa fa? Vi credono in China per lo meno. Ho molto piacere di vedervi; state certo che manterrò il vostro segreto.

—Grazie; ve lo raccomando, sapete, in diplomazia non si scherza. E ditemi in che modo ho la fortuna d'incontrarvi?

—Sono qui pel matrimonio di mia cugina con un grande di Spagna, alto come il vostro bastone. Intanto vedo Madrid. Adoro questa città. Domani sarò presentata a corte. Ma voi, cosa fate, caro duca? non credo molto alla vostra politica, sapete?

—Avete torto, disse Giorgio seriamente. Si tratta di cose molto gravi.

—Se sapeste come mi fate ridere quando prendete quell'aspetto serio. Ma Dio mio! dimentico che il tempo vola e che mia cugina mi aspetta per andare dal gioielliere. Addio, duca. Sono contenta di avervi incontrato. Ah! è la Spagna che vi attira! Qui c'è sotto un mistero. Ma silenzio! siate sicuro di me, sono muta come la tomba. Dovreste però farmi le vostre confidenze. Addio, duca.

—Silenzio! disse Giorgio, ridendo questa volta, sono qui incognito.