Questa volta dunque la lezione incominciò come al solito. Paolo era pallido, di un pallore che non gli era abituale.

Soffriva assai. Egli aveva tutto udito. L'arrivo del marchese era stato per lui una rivelazione e un colpo di fulmine. Subito aveva capito lo scopo da cui era condotto. E sebbene il suo amore per Ida fosse privo d'ogni speranza—pure quell'annunzio di un matrimonio imminente gli aveva fatto l'effetto di una fredda lama di pugnale che gli venisse piantata in cuore.

Maritandosi, Ida sarebbe partita. Quel conforto, che n'era pur uno, di vederla quasi sempre, di venire sovente a sedersi al suo cembalo, di udire la sua voce adorata…. gli veniva tolto crudelmente. E saperla d'un altro!… Egli non si poteva arrestare a questo pensiero. E poi il tormento, la tortura di dover assistere alla gioia degli altri col viso sereno e l'inferno nel cuore, di dover essere spettatore della festa, della cerimonia forse!… E la paura di tradirsi!… Avrebbe egli saputo tacere all'ultimo momento, comprimere i battiti del suo cuore, rattenere le lagrime dagli occhi? Avrebbe avuto la triste forza di recitare bene la sua parte fino alla fine, di tenere sempre la maschera che si era messa?

Anche Ida era triste.—D'improvviso lasciò il pezzo che sonava e si appoggiò al leggìo con la testa tra le mani. Paolo taceva.

Ella si rialzò dopo pochi istanti, e invece di continuare il pezzo incominciato, cantò la sua canzone favorita.

Era una canzone di Weber—non sappiamo più bene quale—una di quelle in cui il gran Tedesco ha infusa tutta la sua anima d'artista.

Il motivo sorgeva semplice, chiaro—una melodia mesta, triste, piena di dolci languori e di accenti strazianti, incantevole come una poesia d'amore, tetra come lo sperdersi di una speranza. Poi si accendeva, si animava, diventava forte come il muggire di una tempesta, combattuta come una lotta del cuore. Il motivo intanto filtrava attraverso. Poi si ritrovava ancora solo e finiva con un'eco ripetuta e morente.

Ida la sonava e cantava venti volte al giorno. E come lo faceva!… In quei momenti era tanto bella da non sembrare quasi più una creatura terrena. Questa volta con l'anima involontariamente piena di mestizia, cantò quelle note sublimi con tanta espressione che parevano un grido supremo del cuore.

A Paolo le note di quel canto sonavano tutte come una nota straziante d'addio. Quando la musica cessò, agitato e non potendo più resistere alla brama di sapere la verità, l'intera verità (sebbene si fosse promesso di non aprire bocca su tale argomento), disse con voce sommessa e che tentava invano di render pacata:

—Madamigella, scusate la mia indiscrezione…. avrei una domanda da farvi.