E dichiarò quella sera a suo padre che non lo avrebbe sposato.

Ma allora cominciò da parte del conte un lento lavoro di persuasione. L'accarezzò come non aveva più fatto da molto tempo. Le seppe dimostrare che rifiutando la mano offertale rifiutava la propria felicità; le disse ch'ella certo avrebbe poi amato il marchese; e tutte insomma le ragioni buone e cattive che potè trovare. Le cantò le lodi del marchese enumerando le sue molteplici qualità, lusingò la giovane immaginazione di lei con la dipintura del lusso e dei trionfi che l'attendevano a Parigi. Disse tanto e così bene ch'ella finalmente si lasciò piegare, e diede il suo consenso.

Ah imprudente!… Non sapeva quel che faceva. Quel cuore che ella si lasciava persuadere di concedere ad un altro, non era già più suo.

Non tardò ad accorgersene.

La sera si ritirò nella sua stanza presto e si trovò ben triste per la decisione presa. Le parve che le sarebbe impossibile di lasciare quella casa ove era nata, di abbandonare suo padre e i pochi suoi vecchi amici.

E quel povero Paolo?…

—Non canterò più con lui quella canzone di Weber che io adoro e ch'egli ama tanto ascoltare!….

Pensando a tutto questo, là nella solitudine notturna della sua stanza virginale, che presto doveva lasciare, il suo cuore a un tratto si gonfiò, sentì una tristezza ignorata fino allora e diede in un pianto dirotto. O amore!… Tu eri giunto!

All'indomani, quando uscì dalla sua stanza, trovò nella sala Paolo. Perchè era venuto, mentre non lo si vedeva che nelle ore prescritte per la lezione?—Era pallido ed il suo sguardo spento indicava una lunga notte d'insonnia.

Ida sentì il cuore che le balzava contro la seta del vestito.