Per la seconda volta Ida fu quasi vinta dalle parole di suo padre. E quando egli la lasciò, si era molto acchetata. Ella era, al pari del conte, imbevuta delle idee aristocratiche del tempo. Sapeva che Paolo non poteva diventare suo marito.—Perchè dunque non accettare la mano del marchese?—Perchè arrecare tanto dispiacere a un padre che la adorava?—Un mutamento di vita le farebbe molto dimenticare; il marchese era un uomo amabilissimo, e poi…. Paolo lo potrebbe vedere ancora qualche volta…. di rado, come un amico…. Ella pensava ciò ingenuamente.
Insomma, a poco a poco si riconciliò coll'idea del matrimonio; e quella sera, stanca delle emozioni della giornata, non tardò a dormire—un po' triste, ma quieta.
All'indomani Paolo venne all'ora solita.
Egli aveva riflesso lungamente sulla sua posizione. Comprendeva che venendosi a frapporre al momento del matrimonio tra Ida e il marchese, sarebbe stato ingratissimo verso il conte, cui doveva pur tanto, arrecandogli un fortissimo dolore, mentre inceppava l'avvenire d'Ida senza alcun vantaggio. Ei l'amava perdutamente, ma giurò a sè stesso di esser forte.
Si presentò dunque pallido e mestissimo, ma rassegnato. Ida gli narrò come avesse decisamente acconsentito. Espose a nudo l'anima sua; non sapendo più tacerlo, confessò il suo amore con quel sublime accecamento della passione che non esclude il pudore, e al tempo stesso cercò di partecipare a lui un po' della propria forza fittizia. Gli disse di ricordarsi ch'ella non avrebbe mai amato che lui sulla terra,—ma aggiunse ciò ch'egli già pur troppo sapeva: che quest'amore era impossibile. Che ella gli avrebbe sempre dimostrata la sua affezione e che sperava—tra un anno—di vederlo al castello di Sentis.
—Mai, egli rispose, non potrò mai vedervi di un altro.—Avete ragione, madamigella; sposate il marchese, egli forse vi saprà render felice, e…. dimenticatemi. Io non verrò più per la lezione. Il conte mi ha detto che ora sareste talmente occupata dei preparativi da non aver più tempo per la musica. Egli fa bene…. è assai meglio che non vi veda. Prima della vostra partenza….—qui la sua voce si commosse, pur continuò:—tornerò un'ultima volta a dirvi addio.
Ida si sentiva voglia di piangere,—non poteva parlare.—Gli stese la mano. Egli la portò alle labbra, e partì.
In pochi giorni, con una forza di sentimento che non aveva mai provato prima, la malinconia d'Ida si cangiò in una tristezza nera, cupa, spaventevole. Un amarissimo pentimento di avere acconsentito l'afferrò bruscamente, così violento che pareva un rimorso e le rodeva la coscienza. L'amore sorgeva invece lentamente e fortemente in lei, e tutta la riempiva. Avrebbe sacrificato ogni cosa per non aver acconsentito, ma ormai capiva che non poteva più retrocedere, e come presa da vertigine, camminava dritto verso il precipizio. Se ella avesse pregato suo padre, egli avrebbe trattata la sua preghiera di capriccio…. chi sa?… l'avrebbe forse forzata. Di giorno in giorno la sua tristezza aumentava. Confessava dolorosamente a sè stessa che ora al marchese di Sentis avrebbe preferito il convento; sentiva pur troppo, che non sarebbe mai stata che una vittima rassegnata.
Il marchese arrivò. Nè la sua gentilezza, nè la sua galanteria compita riuscirono a diradare la nube di mestizia che pesava sulla fronte della fanciulla pentita.
Il conte si persuase che era meglio affrettare le cose, ed il matrimonio fu stabilito per la ventura domenica. Gli invitati arrivarono da Parigi. Erano i pochi parenti del conte, e gli amici numerosi del marchese di Sentis. La vecchia casa silenziosa e tranquilla fu ancora, per un momento, piena del rumore e del brio che l'avevano agitata altre volte. Il conte si mostrò splendido verso i suoi invitati.—Furono giorni di continua festa. In mezzo a tutto quel frastuono Ida finì col distrarsi un tantino.