Quei due cuori, che il momento dopo doveva separare per sempre, battevano l'un contro l'altro, come avessero tentato compenetrarsi….
Ma a un tratto le si risvegliò il suo instinto di donna; l'idea terribile che non si apparteneva più le balenò alla mente. Comprese d'improvviso la parola dovere—e si sciolse con forza dall'abbraccio di lui.
Poco dopo si calmò.—Poi le venne paura che suo padre avesse ad entrare, e Paolo partì. Partì quasi felice. Egli era amato.
Ida ebbe la febbre tutta notte e delirò nel modo il più stravagante; il medico fu chiamato. Si decise ch'era meglio ritardare il matrimonio.
Il marchese venne a farle una visita e si mostrò afflittissimo di tale ritardo.
Ma ella non volle.—Si alzò, disse di star bene.—Vestì il sontuoso abito da sposa tutto coperto di trine mandato da Parigi; si lasciò posare sulla testa la corona nuziale, e bianca come il suo vestito, con l'occhio fisso, col passo sicuro, fu condotta all'altare.
Il conte comprese allora, suo malgrado, che non era una sposa, ma una vittima che quell'altare doveva ricevere. Pure si volle illudere ancora, e pensò che le magnificenze del castello di Sentis ed i fragorosi divertimenti della vita di Parigi le avrebbero ben presto fatto tutto dimenticare.
È difficile farsi un'idea dell'affetto che il conte portava a sua figlia. Ella era tutto per lui. Egli era rimasto, reliquia di un secolo morto, solo, senza amici (la maggior parte non vivevano più o eran passati nelle file degli altri partiti), e Ida, l'imagine vivente di sua madre, la sola donna ch'egli avesse veramente amato, era allora l'unico scopo della sua esistenza.—Fu spaventato dallo sguardo fisso ch'ella aveva quella mattina.
La cerimonia fu breve. Ida pronunziò il «sì» sacramentale con voce ferma, ed uscì dalla cappella a braccio di suo marito con l'istesso passo, e pallida come era entrata.
Le sue idee erano confuse. Il dolore era scomparso. Si sentiva la testa diventar leggiera. Un mesto sorriso le sfiorò le labbra. Nel passare dalla gran sala di ricevimento si rammentò il posto ove era caduta a cinque o sei anni da una delle alte sedie a braccioli, su cui si era arrampicata. Il suo occhio era fisso e mi po' vitreo. Non era più una donna; era una bella statua che camminava.