Tutto era finito per lei quaggiù. La prima gioia era fugata, la estrema speranza sparita. Ora la sua ragione cominciava a vacillare. La scossa era stata talmente forte, così violento lo sforzo fatto per vincersi, provava tanta ripugnanza per il vincolo che assumeva, quel momento d'amore cui non aveva potuto resistere le aveva rivelato con tanta dolorosa evidenza quanta fosse la sua passione, il delirio della notte l'aveva sì fattamente agitata, che tutto, dinanzi all'orribile realtà del suo sacrifizio, si confondeva, si ottenebrava. In quei giorni ella aveva sofferto più di quello che sapeva, e l'effetto di quella sofferenza ora le piombava adosso fulminante. Quando l'epoca del matrimonio era stata fissata e che i giorni si succedevano con la loro inesorabile velocità, le pareva che quel tempo fatale passasse con una rapidità vorticosa e sentiva un senso di dolorosissima impotenza nel non poterlo arrestare. Ma per quanto si abbia la triste certezza di dover giungere ad una mèta triste, finchè non vi si è giunti, un lieve raggio di speranza s'ostina a posare sul nostro cammino—ma, una volta la mèta toccata, dinanzi all'innegabile realtà, esso pure si spegne e ne lascia nel buio.
Sorrideva sempre—e il conte fu atterrito da quel sorriso. Rispondeva a caso, balbettava parole incoerenti. Ella era calma e quieta, ma la mente sembrava oscurarsi. Si poteva temere che la pazzia, spetro orribile, la stesse aspettando per piombarle adosso.
Ci si permetta una parentesi. Queste specie di demenze, che vengono ad afferrare tra la penultima ora e la tomba chi ha lottato intera in un'ora la lotta della vita, fanno sì che il pensatore si arresti dubitando. Infatti, questi delirii sono veri delirii? O non è forse invece questo svanire della natura umana, all'ultimo momento, la saggezza d'una nuova vita che sembra follia in questa? Quell'occhio che non distingue più chiaramente le cose di quaggiù, è reso cieco da una tenebra che lo ha invaso, o è invece abbagliato dalla luce del cielo?….. Quelle parole incoerenti che la bocca pronunzia e che non s'intendono, sono vuote di senso e prive di ragione—o invece non sono comprese solo perchè le prime sillabe di un'altra favella?…..
Torniamo alla povera Ida. Nella sala ricevette le congratulazioni degli invitati con aspetto distratto, ma la sua forza fittizia scemava d'istante in istante e si sentiva soccombere sotto allo sforzo troppo grande. Dovette cedere. Si ritirò nella sua camera e tutta vestita come era, con i fiori dell'arancio in testa, si coricò sul suo letto di vergine.
Il conte, inquietissimo per lo stato della sua figlia adorata, lasciò gl'invitati, abbandonandoli alla brillante conversazione dello sposo, e corse nella stanza d'Ida. La trovò più calma, ma sempre con lo sguardo fisso e quel sorriso sinistramente dolce.
—Lasciatemi, ella disse, voglio dormire.
E infatti non tardò ad addormentarsi. Quando la vide assopita, la baciò in fronte e si ritirò sulla punta dei piedi.
Ella dormì più di un'ora, d'un sonno nero, pesante.
Quando si svegliò non seppe raccapezzare alcuna idea e le pareva d'aver perduto la memoria; solo si ricordava d'aver molto sofferto. D'improvviso si toccò la fronte con la mano come si fosse a un tratto risovvenuta di qualcosa. S'alzò e con passo calmo e lento uscì dalla stanza.
Traversò le lunghe sale, la galleria, i corritoi ed entrò nella sala verde.