Qualunque creazione d'arte è un tentativo; l'artista non esterna mai tutto quello che lo agita internamente, non esprime mai tutto quello che vorrebbe. Qui invece tutto il pensiero di Weber era forse espresso. Era una nuova edizione del suo canto, riveduta e corretta in cielo. Si sarebbe detto che gli angeli vi avevano messo mano. Pareva in quelle note sentire il fruscio delle loro ali azzurre…..

La canzone continuava forte, intricata come il lottare degli elementi; ma il triste motivo del principio s'udiva sempre—pareva filtrare per entro. Quella voce angelica, che somigliava alla voce d'Ida, s'udiva fra quella divina tempesta di note.

Il conte balbettava parole incoerenti.

Finalmente quella burrasca, ch'era giunta al colmo e pareva il tuono d'una collera celeste, cominciò insensibilmente a scemare.

Si acchetava lentamente, a poco a poco. E il primo motivo, quella dolce melodia d'amore, che si era sempre udita attraverso tutto, ma fiocamente, ora tornava a dominare.

Il conte tremava. Un gelo mortale gli serpeggiava pel corpo. Le sue labbra tentavano di pronunziare una preghiera. Finalmente il motivo fu nuovamente solo, ma questa volta lieve lieve come l'eco di un'altra vita.

Poi, d'improvviso, gli accenti divennero talmente sonori, arcani, che pareva il cembalo dovesse spezzarsi.

Le ultime note erano tremende di dolore.—Erano gli ultimi gridi di un'anima che un male troppo intenso strappa violentemente dalla spoglia mortale.

Il vecchio si sentiva mancare la vita. Il canto continuava—un'agonia di note.

Poi l'ultima vibrò lunga, tetra, triste, sopranaturale, con un accento che una mente umana non può imaginare. Pareva partire dalle viscere della terra e come una freccia volare in cielo. Era il grido supremo, era il grido di chi muore d'amore.