Ella era bella d'incontestabile bellezza. Figuratevi una donna in tutta la maturità dei suoi vezzi, in tutta la pienezza della sua avvenenza, con l'occhio penetrante che dice dei volumi ad ogni sguardo; col corpo che avrebbe potuto servire da modello ad uno scultore, se non fosse stato un po' troppo maestoso, coi lineamenti ben disegnati, sebbene capricciosi; con delle mani bianche, eminentemente patrizie, che non sembravano esser state create che per essere baciate.

La prima volta che Armando la vide ella era seduta vicino al fuoco vivissimo che fiammeggiava nell'ampio camino in marmo venato, di cui ogni ornamento, ogni amorino era un piccolo capolavoro. Guardava molto fissamente, pensando certo a tutt'altro, un fiore del tappeto, mentre una mano giocava con un gioiello, che le pendeva dal collo, e l'altra faceva girare macchinalmente tra le dita di neve un piccolo parafuoco chinese. Davanti a lei, in piedi, appoggiato alla seta del camino, stava un gentiluomo ben incipriato ed elegante, di bella figura, che poteva avere un quarantacinque anni, benchè fosse assai ben conservato.

Non sapeva il perchè, ma al primo vederlo, Armando lo trovò poco simpatico. La loro conversazione fu subito troncata; e poco dopo il signore partì, lasciando Armando solo con la marchesa.

Solo con lei!… Mille pensieri si aggiravano in quell'istante nella sua mente. Egli pensava, guardando le pareti di quella sala così sontuosa, quanto avrebbero potuto raccontare se avessero avuto la favella. Quante protestazioni d'amore avranno udito, quante bugie dorate, quanta eloquenza sprecata, quanti baci derubati o permessi!—E poi innalzava alla marchesa uno sguardo timido e fuggevole e un'immensa amarezza gli riempiva il cuore. Oh! quanto avrebbe bramato allora essere un giovane ricolmo di tutti i beni della fortuna, coperto di tutti gli orgogli, come tanti ve n'erano che lo meritavano meno di lui, per poter con la testa alta, il sorriso sulle labbra, l'occhio illuminato dalla speranza, tentare la sua sorte ai piedi della dea! E così?….. S'egli, il giovane tollerato solamente in quella superba società, il povero pittore, volesse ora arrischiare una di quelle parole di cui mille gli salivano dal cuore, come verrebbe accolta?—Gli pareva, pensandovi, di udire già quello scoppio di risa femminile, che insultante, sottile, chiaro e vibrato come lo zampillare d'una fontana, avrebbe tagliato a mezzo la sua timida dichiarazione.

La marchesa fu la prima a rompere il silenzio un po' imbarazzato ch'aveva seguito la partenza dell'elegante visitatore; e il colloquio cominciò e finì, essendo durato una mezz'ora nella quale fu detto nulla.

Armando viveva una vita abitualmente ritirata, coi suoi compagni, tutto assorto nei lavori cui si dedicava con passione;—pure di tanto in tanto rivide la marchesa, e il pensiero di quella donna così seducente s'impadronì di giorno in giorno maggiormente di lui.

Il cavaliere l'introdusse ancor più in società, e presto molte altre sale dorate socchiusero un battente delle loro porte per lasciarlo passare.—Oltre i palazzi, anche le petites maisons gli furono aperte. Ma nessuna di tante distrazioni valse a scemare di molto l'impressione che aveva fatto su di lui la bellezza della signora di Saint-Aubin.

Ciò ch'egli sentiva egualmente dovunque e che lo rattristava di più era la posizione subalterna in cui si trovava in faccia ai gentiluomini che lo circondavano. Anche nella più facile società delle belle impure (come dicevasi allora) egli sentiva sempre l'inferiorità di chi si trova in una società che non è la sua e dov'è accettato per grazia. Infatti nei gabinetti delle ballerine e delle donne galanti si ritrovavano gli stessi profumati ed orgogliosi signori che si vedevano a corte.

Nè sì grande era la differenza tra gli appartamenti. Boucher e Watteau avevano con eguale cura coperte dei loro elegantissimi dipinti tanto le sale della marchesa di Saint-Aubin, quanto il gabinetto della Champrosé, una delle più belle di quel reggimento di belle fanciulle ch'era il corpo di ballo ai tempi della Camargo. Le dorature della vôlta erano altrettanto finamente scolpite in un luogo che nell'altro, e non mancavano nemmeno gli stemmi, poichè dalla Champrosé vedevasi quello del conte di Pois, il suo amante del momento. Qui si radunava tutto il demi-monde d'allora, e sebbene anche in questo genere di società, Armando fosse assai bene accolto, ciò non impediva che quando rientrava nel silenzio della sua stanzuccia sentisse molte volte una profonda malinconia scendergli nell'anima, e tanto la cagionavano le belle ragazze dal cuore facile che aveva veduto dalla Champrosé, quanto le dame della corte.

L'inferiorità della sua condizione e un po' la sua timidezza gli ponevano sulla fronte l'impronta di una serietà precoce. Se la fortuna gli avesse rivolto francamente il suo sorriso da sirena, e presolo per mano lo avesse condotto nella strada della vita per sentieri cosparsi di fiori, quella nube che gli oscurava il viso si sarebbe dissipata e la sua naturale bellezza avrebbe fatto il suo effetto. Ma il secolo della Chateauroux e della Pompadour non era certo adatto ai Werther, e Armando avrebbe abbisognato di uno sguardo più animato, di un sorriso più vivace per far breccia nei cuori.