E intanto egli aveva la mente piena d'imagini e di pensieri che la mano fremeva di porre in esecuzione; e ciò che più è, il cuore giovane e bramoso di passione.—Orfano, raccolto dal cavaliere a cui lo legavano solo i vincoli della riconoscenza, non aveva un affetto sulla terra.—E non amato da alcuna, poco considerato da tutti, fiero malgrado la sua povertà, orgoglioso del suo ingegno, vivendo tra le più belle donne che sia possibile ideare, era inevitabilmente infelice…. Lo sapevano esse che facevano battere il cuore, turbavano la mente, accendevano l'imaginazione tanto all'oscuro pittore quanto al più dorato e ricamato dei gentiluomini? Lo sapevano esse che si può voler amare senza chiamarsi nè Rohan nè Montmorency? Quando si trovava solo e che si sentiva la mente assediata da idee e da sogni, pensava con forzata umiltà quanto fosse inutile per lui il suo ingegno. Guardandosi nello specchio fantasticava, e poi pensava quanto gli fosse vana la sua bellezza.
—Che diavolo avete, mio caro? gli chiese un giorno il cavaliere, andiamo, scuotete codesta malinconia. Eh! per Bacco, chi direbbe che alla vostra età si possa avere un aspetto così triste! Cosa avete?—Siete innamorato?—Male, amico. Gli artisti non dovrebbero mai essere innamorati, altrimenti, addio! non fanno più nulla. Intanto per distrarvi, questa sera verrete con me dalla marchesa, dove siete invitato. È un mese che non vi si vede più in nessun posto. Se fate così sarete ben presto dimenticato, e allora i vostri quadri?…..
Armando andò al ballo. La marchesa era bella più del solito. Magnificamente vestita, se ne stava accogliendo i suoi invitati con le ampie riverenze all'indietro le più aristocratiche, e con un sorriso stereotipato che lasciava vedere una fila di dentini fatti apposta per mordere il pomo d'Eva. Portava un abito di broccato rosa laminato d'argento, aperto davanti, che lasciava vedere un sott'abito di broccato bianco; le sue spalle nude folgoreggiavano di diamanti e di smeraldi. Aveva un'altissima acconciatura di testa sapientemente architettata, dove al bianco della cipria si frammischiavano rose e brillanti, che torreggiava insolentemente sulla sua piccola fronte di alabastro; e si faceva vento con un tenue ventaglio, vero gioiello d'oro e di madreperla, pazientemente miniato e guarnito di finissime e lunghe piume di cigno. Un neo vicino alla fossetta del mento dava al suo visino un nuovo brio.
Vi era nel suo sguardo qualcosa d'ancor più trionfante del solito: ogni suo più piccolo moto aveva un segno di conquista. Rispose quel che doveva al profondo saluto d'Armando, dopo di che, essendo egli penetrato tra la folla nella sala dove si ballava, non la vide più per qualche tempo.
Anche questa volta egli era mesto per la gioia sontuosa che gli si aggirava d'intorno, e non avendo, nelle piccole commedie che si recitavano davanti a lui, che un posto di spettatore, e di spettatore che non poteva sempre intendere, non si divertiva troppo e sentiva il bisogno di starsene in qualche angolo appartato dove potesse meditare e sognare senza che il suo aspetto pensieroso avesse a dar troppo nell'occhio.
In fondo alla lunga serie di sale, una più risplendente dell'altra, che formava l'appartamento della marchesa, di cui la sala da ballo era il centro, si trovava un gabinetto quasi sempre deserto. Era un piccolo ma elegantissimo ritiro. Tutto coperto di lampas celeste, con la vôlta carica di dorature, era lievemente illuminato da una lampada d'argento di vezzosissimo disegno, chiusa da vetri smerigliati e appesa ad un cordone di seta, che spandeva una luce misteriosa e leggiera, invogliante alla calma; e rischiarando blandamente i muri celesti del gabinetto, invitava al riposo e insieme alla voluttà.
Se ne stava lì già da quasi mezz'ora, immerso nei suoi soliti pensieri. Egli fuggiva l'incanto di quegli sguardi eloquenti, di quei diamanti e di quelle perle, di quegli òmeri nudi e di quelle chiome fantastiche. Un enorme specchio, con una massiccia cornice di stile barocco, in cui le foglie e i fiori degli ornati racchiudevano alla lor volta mille specchietti faccettati che luccicavano come gemme, era davanti a lui ed egli vi si poteva ammirare da capo a piedi. Non poteva esser malcontento dall'esame della sua persona. Al tempo stesso sentivasi una potenza d'amore che abbisognava di espandersi, e nella sua mente tanti pensieri si affollavano da non dubitare che se avesse potuto parlare francamente a una di quelle donne che vedeva a pochi passi da sè, sarebbe stato di una facondia ben persuasiva e trascinante. Dall'uscio aperto egli ne scorgeva una, la contessa di Grives, che in quel momento si diceva avesse avuto l'onore di essere osservata dal re, e che se ne stava conversando con un signore vestito del color dell'ambra. Quanto era bella!… Di un'avvenenza affatto diversa da quella della Saint-Aubin, non era per questo meno seducente. Alta di statura, sottile d'asta, il suo busto si allargava come il calice di un fiore dallo stelo, mostrando le più bianche spalle, che siano mai state create; il profilo del suo viso era purissimo e i suoi grandi occhi celesti avevano un'espressione calma ed ingenua che contrastava con la sensualità della sua bocca purpurea. Armando la guardava fissamente, ma che poteva egli pretendere? D'improvviso la bella visione scomparve.—Porgendo la mano al suo cavaliere, la contessa se n'era ritornata nella sala da ballo, ed egli si trovò di nuovo completamente solo ed avvolto nelle sue fantasticherie; quando inaspettatamente un lieve fruscìo di gonna dietro a lui gli fece voltare rapidamente il capo. Nella penombra formata da una portiera di seta che, chiusa, non si vedeva, stava la padrona di casa, bellissima e sorridente al solito di quel sorriso dolce ed ironico a un tempo che tanto turbava il nostro eroe. Ell'era stata nelle sue stanze ed ora passava a caso per quel gabinetto solitario, dove non si aspettava di trovare Armando. Questi, commosso, arrossì fino agli occhi, si alzò in fretta e balbettò qualche parola incoerente.
—Ah, ah, tutto solo, signor pittore! esclamò la marchesa. Ma che fate mai qui?
Proseguì fingendo di non accorgersi del suo imbarazzo:
—State studiando ciò che Watteau ha dipinto qui così capricciosamente (accennando col suo ditino di fata), o vi staccate dalla folla solo poeticamente per sognare ai belli occhi della fanciulla del vostro cuore?….