Gorgheggiavano intanto gli augelletti
Smentendo tutte le tristezze umane.
Splendeva il sol sulle iscrizioni vane,
Sui nomi già scordati—o benedetti.

Mormoravan le piante all'aura estiva,
E volsi il guardo al calmo firmamento,
Limpido come il ver, pien di contento,
Eterno sulla vita fuggitiva.

E dissi allor: Sognai. La tomba tace.
La tomba è vuota. In tutto il cimitero
Compie natura il suo vital mistero;
Sorgono fiori dal terren ferace.

È lieto il cimiter, natura è lieta,
Il dolore è nell'uomo e nella vita.
Il resto è pien della gioia infinita,
Della gioia immortale a noi segreta,

O voce ch'io credeva udir dal suolo
Sorger vêr me con un mesto susurro,
Piomba dall'alto invece e per l'azzurro
Fino quaggiù discendi ratta a volo!

Volsi lo sguardo al ciel—l'orecchio invano
Tesi aspettando l'implorata voce.
Scordavo il duol della vicina croce,
Ma il verbo non venìa dal ciel lontano.

XI.

. . . . .

*

Fuggiva il giorno ed io pensai: l'estate
Segue la primavera e passa, e viene
Il queto autunno, e poi le sconfortate