Intrecciamo le gemme alle ghirlande,
Voghiam sul mare verso l'orizzonte,
Fin lontano lasciam le nostre impronte,
Carichi di tesor, di spoglie opime,
L'arte seguiamo paurosa e grande!

Noi ritorniamo vêr le cose prime,
Tentiam svelare ciò che in noi si muove,
Le nostre gioie le troviamo dove
Brillano chiare le dorate rime,
Nella purezza delle forme nuove.

* *

Così, talvolta, quando il bianco foglio
S'annera, e i versi sgorgali dalla penna,
Vedo una fulgida
Mèta e la Musa che col gesto accenna,
E il cor mi batte per rinato orgoglio.

Tutto risplender parmi nella vita
D'onde la triste realtà scompare,
E senza lagrime,
Senza nulla svelar dell'ore amare,
Seguo il sentiero che la Musa addita.

E incontro forme immateriali e pure,
Ma somiglianti a note forme amate,
Figure pallide,
Pupille azzurre arcanamente oscure
E lunghe chiome al vento abbandonate.

Le incontro per la via mesta e serena
Dove il sognare sempre ne conduce,
E mi sorridono
Con uno sguardo strano da sirena,
In cui ritrovo pur l'antica luce.

E là tra i rivi rapidi d'argento,
Nel chiarore lunar che tutto avvolge,
Sull'erba morbida,
Sotto alle piante che non temon vento,
Involontario il canto mio si svolge.

Varia la scena, sorgon sontüose
Ville di marmo in mezzo alla verdura,
Dove ne olezzano
Sui vecchi muri le novelle rose,
E s'apre un atrio pieno di frescura.

Amo errare così per il paese
Vasto del sogno ove tutto s'oblìa…
Ma poi mi sveglio,
La vita torna a diventar palese,
E mi ritrovo sulla dura via.