E allora m'abbandona ogni fierezza,
Ardua fatica è ripigliare il canto;
Il verso languido
Somiglia a debil ala che si spezza,
E rido amaramente del mio vanto.
E parmi allor che la vita nemica
Noi sfuggire possiam sol per brev'ora;
Poichè implacabile
Torna e ne schiaccia con la sua fatica
E il coraggio ch'è in noi sperde e divora.
Pure i miei versi—altera illusïone—
Sembravano condurmi ad una mèta
Lontana e fulgida…
E sorge al guardo mio la visïone
Che ad ora ad ora evóca in me il poeta.
* * *
Il poeta dovria cantar l'eterna
Lotta dell'uom col male e col desire,
L'ardua battaglia
E dei sensi e del cor che ne governa,
La ribellione al duolo nostro sire.
Si dovria dire il Sogno e insiem la Vita,
Approfondendo il vero ed il reale
Ancor recondito,
Poi spazïare ancor nella infinita
Regïon che attira le instancabili ale.
E il volpossente che la musa ispira,
Dal seno della terra infino all'alto
Ignoto vertice
S'inalzerebbe in vorticosa spira,
A ogni ascoso desir dando l'assalto.
Dalle grotte celate al firmamento,
Dalle lagrime apparse all'imo core,
Contando i battiti,
Dal lamento dell'uomo a quel del vento,
Dall'amor della donna a quel del fiore.
Scrutar dovremmo arditi ogni problema,
Dall'eterno mister che su noi libra
Il cielo limpido,
Fino al basso sentire che ne scema
L'intelligenza e in noi la forza sfibra.
Se il robusto voler che l'alma eleva
Sentiamo sol per un fugace istante,
Se manca al povero
Turbato spirto una possente leva,
Al nostro core un palpito costante,