Troviamo almeno in tanto male istesso
Forme novelle all'arte imperitura,
Cantiam l'angoscia
Del morbo arcano ond'è lo spirto oppresso
E i dolor vani aggiunti alla natura.

Ma celar non dobbiam la brama intensa
Di purezza ch'è in noi—acre rimpianto—
Nè il sogno roseo
Che ognor davanti all'occhio d'uom che pensa
Sorge soave tormentoso incanto.

Tentiamo sviscerar dalla moderna
Vita febbrile un'arte ultima e nuova,
D'onde gli acrissimi
S'alzan profumi e dove chi s'interna
L'inconscïente suo mal or ritrova.

Ma ricordiam che batte eternamente
In petto all'uomo un immutabil core,
E che negli ultimi
Stanchi poeti d'una smorta gente
Della lira d'Orfeo l'eco non muore.

II.

SEPARAZIONE

Weary to death with the long hopeless keeping
The watch for day that never morroweth.
JOHN PAYNE.

A GIUSEPPE GIACOSA

*

Sopra il vasto terrazzo in marmo bianco
Sta, seduta la dama altera e bionda;
L'atteggiamento sul sinistro fianco
Rivela lassitudine profonda.