Ed una voce udii tra quel fragore
Che mi disse: Tu pure hai la sorgente
Come la mia. Dessa si chiama Amore
Eternamente.
Lascia che scorra dal tuo core aperto,
In essa affogherai ogni tristezza;
Ti scorderai perfin d'aver sofferto
Nell'allegrezza.
Compresi il ver, provai la commozione
Che ne riempie l'alma tutta intera,
E mi sentii nel petto una tenzone
Dolce ed altera.
E a me stupito là su quella sponda,
Della vita tra il duolo e l'egra noia,
Parve il cader dell'acqua vagabonda
Pianto di gioia!
XIII.
ATARAH
AD ARRIGO BOITO
*
Atarah regna sopra un vasto impero;
Ha dolce l'occhio e lo sguardo severo,
E passa eretta fra le vinte genti.
Le sue pupille sono più fulgenti
D'ogni fuoco che brilla al diadema
Pel quale ognuno innanzi ad essa trema.
La strana gemma che il coturno allaccia
Dall'alto carro par che guardi in faccia
—Mentre il corteggio maestoso incede—
Il popol schiavo che le giunge al piede,
(Al piè divin che sa sulla cervice
Dell'uom posare e renderlo felice).
Ella è possente, e se bella non fosse
Col terror frenerebbe le sommosse;
E come un uomo ella saprìa regnare
E ricever l'incenso dell'altare.
Ed anco è bella, e se non fosse forte
Padrona pur sarebbe della sorte,
E senza scettro ella potrìa guidare
La moltitudin cui dal monte al mare
Abbaglia il ritmo di sue forme e il truce
Occhio languente dall'arcana luce.
Ella non teme alcun rivale e sfida
Che il più grande l'offenda o la derida,
E non paventa alcun Iddio e china
Non si prostra ad alcun, poichè è divina.
Sapïente, l'immenso impero regge
E per sè non conosce alcuna legge
E frena il mondo e non subisce freno.
—E quando passa, alta e scoperto il seno
Marmoreo e bruno e coronata in fronte,
Porta la gloria alteramente e l'onte.