LA BARCA

Vidi una rotta barca sopra l'umida
Spiaggia caduta, e giunta ai giorni estremi;
Dall'albero pendea una vela lacera,
Eran perduti i remi.

Smarrito è ormai il vessillo che fluttua,
Franto il timon, le sarte—e la sirena
Scolpita sulla prua, ridente al pèlago,
Ahi! giace nella rena.

E gli arabeschi, e le dorate, ingenue
Pitture son raschiate, e nulla resta
Della prima parvenza e del bell'impeto
Delle sere di festa.

Triste rovina avvolta nella polvere,
Pur bella ancora per le svelte forme!
—Simile all'uom che all'avvenire torbido
Stanco rinunzia e dorme.

Tra le nubi del ciel, beffardo irrompere
Scorgeasi un raggio sulla terra serena.
Guardai. Sconnesse erano ormai le fradicie
Coste della carena.

Era quella la barca che l'oceano
Dovea meco solcar cercando i lidi
Dove viviam felici nell'orgoglio
Dei sentimenti fidi.

Era quello il navilio delle fervide
Speranze nelle imprese ardimentose
Per cui s'attese invan vento propizio
Mentre appassian le rose.

Non indugiate mai, voi che la gondola
Tenete in riva pronta per salpare.
Furioso irride con lo scherno orribile
Agli aspettanti il mare.

Varate pur tra la bufera rapida
In tra i lampi ed i tuoni e le saette,
Fidate pur le vostre gioie al turbine,
A un fragil alber strette!