Per chi parte tra i fulmini e le tenebre,
Sfidando il mar con una fede ardita,
Spesso si snebbia il cielo e azzurro illumina
Una novella vita.
XV.
. . . . .
Alta e superba nella sculturale
Perfezïon delle sue forme pure,
Pare una statua greca—eppur sa il male
Delle tristezze oscure.
Divine son le linee del suo volto,
Le curve altere della sua persona.
—Nel bianco petto è un cor che soffrì molto
E al soffrir s'abbandona.
Invano nel mirare il suo profilo
Scorre il pensiero ai lieti dì d'Atene
E ricordiam la Venere di Milo.
—Le ore non son serene.
A poco a poco sul marmoreo viso
Nuovo pallor pose la vita. Antica
È la bellezza sua, ma il suo sorriso
Conosce la fatica.
XVI.
RESURRECTA
Che la vostra miseria non mi tange,
Nè fiamma d'esto incendio non m'assale.
DANTE