XXIX.
MARINA
Par quasi nero il mare sconfinato
Sotto il cielo pesante e cupo. Il vento
Tace e tutto ne sembra addormentato;
Nella natura ogni volere è spento.
Dovunque regna una oppressiva pace,
S'odono mormorii sottomarini.
Si dirìa ferma alfin l'ora fugace
E che immobili pendano i destini.
Ma è minacciosa la profonda e mesta
Calma che rassomiglia ad una morte…
Ed ecco, lungi, un soffio di tempesta
Ed un fragor di ferree infrante porte!
Sordo rumor e lampi ardenti e tuoni,
Tenebra fitta e luce che ne abbaglia…
E in mezzo alle fulgenti visioni
La letale magia della battaglia!
XXX.
MARINA
Di gente affaccendata è pieno il porto.
Tutto è clamore, grida e voci sorde;
Parlano i marinai con gesto accorto,
Stridono lungo gli alberi le corde.
Al brulicar del suolo fa contrasto
L'austera calma maestà del mare
Che si stende color di piombo e vasto
Fin dove sguardo umano può arrivare.