XXVII.

PAESAGGIO

Senza rumore, immacolata e lieve,
Sovra il ghiaccio del lago smerigliato
In linee lunghe scende ognor la neve
E bianco sembra l'aere rigato.

E fino agli orizzonti indefiniti
Tutto è candore. In sulle opposte rive
Pendono gigantesche stalattiti
Coperte di diamanti e luci vive.

Si disegnano i rami delle piante
In bianco sovra il cielo grigio e smorto.
I fiori son spariti e tutte quante
Le frondi e l'erbe. Ed ecco tutto è morto

Per un tempo e sepolto nell'inverno.
Cosi tace talora ogni desìo
E sembra spento pure ciò ch'è eterno
Sotto il manto di neve dell'oblìo.

XXVIII.

SOTTO UN RITRATTO

Diritta e bianca sorge in sul cammino
Arido e triste della vita umana,
Fragile come un fior di gelsomino,
Eppur dotata di potenza arcana;
Soave qual chi ancor ride al destino
Ma altera come l'errante Dïana.

Dalle svelte sue forme arrotondate,
Dallo sguardo, un olir voluttüoso—
D'acri gioie imminenti ed aspettate
Spira, desìr sotto le nevi ascoso.
Il sen, le braccia di bellezza armate
Formidabili sono nel riposo.