Solitario ed in mezzo alla frescura
D'alte piante, tra verdi prati eretto,
Da una profonda fossa è ancor protetto
E d'acqua ha ancora una larga cintura.
Ma il ponte levatoio è fisso ormai,
E aperta sta la sala allegra e vasta
Dove non giunge il mugghiar del vento.
E ne sembra il castello, allor che i rai
Vibran del sol che la torre sovrasta,
Gioiel di pietra legato in argento.
XXVI.
RASSOMIGLIANZA
Vidi l'umido labbro e pur procace
Lo sguardo per lussuria semispento,
E il ciglio pien di volontà tenace
E la fermezza del marmoreo mento;
Mirai la linea del profilo altera,
La maestà della sua guancia smorta,
E dissi: È larva od è figura vera?
È viva o dal passato alfin risorta?
Chi è mai? Chi fu?—Ma nuova visïone
S'alzò dinnanzi alla mia mente scossa:
Era una sala aurata, e più persone
In una luce profumata e rossa,
E Lei rividi bella e tenebrosa
Versar l'ebbrezza in cesellata coppa
E accendere il desir che più non posa
Ma vola ognor della Chimera in groppa!
Era l'antica cena di Ferrara,
L'amor letale ed il velen dell'orgia…
E riconobbi, uscita dalla bara
Alla moderna età, Lucrezia Borgia.