Anche la rima s’incontra qualche volta nei classici greci e latini; e s’incontra non solo usata per caso, ma intenzionalmente come mezzo stilistico, quale è di certo, se non nel primo, nel secondo di questi due esempi:

Non satis est pulcra esse poëmata; dulcia sunto,
Et quocumque volent animum auditoris agunto.

Hor. Epist., II, 3, 99–100.

Quot caelum stellas, tot habet tua Roma puellas.

Ovid. Ars am. I, 59.

Insomma, il linguaggio, come tutti gli organismi viventi, mutando le condizioni di vita, manifesta e svolge energie o facoltà prima nascoste o non avvertite. E le lingue romanze, specialmente se si considerano nel loro organismo, non sono altro che il latino adulto. Il cristianesimo, le invasioni, i commerci non poterono alterare la loro intima essenza, o, come vedremo tra poco, l’alterarono solo in piccolissima parte; quantunque dessero, per dir così, una spinta al loro sviluppo, e ne alterassero alquanto il Vocabolario.

Per esempio, i due nomi latini domus (casa) e verbum (parola), quando la nuova religione chiamò duomo la casa di Dio e verbo Dio stesso o la sua parola, scomparvero quasi affatto dall’uso comune nel loro primo significato.[23]

Per effetto poi delle invasioni e de’ commerci, le lingue nuove si arricchirono di voci germaniche, arabe e greche. Ma anche queste voci sono, relativamente, un numero assai ristretto.

Il valacco e alcuni dialetti del mezzogiorno d’Italia sono, com’è naturale, i più ricchi di voci greche; lo spagnolo e il portoghese di voci arabe;[24] e molte di queste ultime divennero poi comuni a tutte le altre lingue romanze. Comuni del pari sono, secondo il Diez,[25] circa 300 voci germaniche.[26] Il francese, inoltre, ne possiede in proprio circa 450, l’italiano 140, lo spagnolo e il portoghese 50, e il valacco anche meno. Sicchè, in complesso, tra vive e morte, tra certe e incerte, sommano a un 930 le voci germaniche che il Diez trova nelle nuove lingue, esclusi i dialetti e senza contarci, già s’intende, nè i derivati, nè i nomi propri. E con queste voci divennero pure d’uso comune i suffissi aldo, ardo, lingo (ingo, engo), che si applicarono anche a voci latine (testardo, casalingo, Martinengo, ecc.); come, del resto, accadde anche de’ tre suffissi, derivati dal greco, essa, ismo, ista (leonessa, giudaismo, umanista, ecc.).

Le cifre del filologo tedesco devono essersi alquanto alterate con gli studi posteriori. Ma mettiamo pure che le voci germaniche, introdottesi nelle lingue romanze, siano più d’un migliaio: saranno sempre poca cosa in confronto di tutto il corpo di codeste lingue; e, nella loro pochezza, resteranno come un’eloquentissima testimonianza della inferiorità morale de’ conquistatori, i quali si lasciarono imporre la lingua dai vinti, anzichè imporre ad essi la propria.