Belcredi. Alla grazia! Non m'ha lasciato un momento di respiro, e dite che ha parlato sempre di voi? Tranne che non vi sia parso che alludesse anche a voi, quando parlava con Pietro Damiani!
Donna Matilde (con aria di sfida, quasi rompendo ogni freno di convenienza). E chi lo sa?—Mi sapete dire perché subito, fin dal primo momento, ha sentito avversione per voi, soltanto per voi?
Dal tono della domanda deve risultare infatti, quasi esplicita, la risposta: «Perché ha capito che voi siete il mio amante!»—Il Belcredi lo avverte così bene, che lì per lì resta come smarrito in un vano sorriso.
Dottore. La ragione, scusino, può essere anche nel fatto che gli fu annunziata soltanto la visita della duchessa Adelaide e dell'Abate di Cluny. Trovandosi davanti un terzo, che non gli era stato annunziato, subito la diffidenza...
Belcredi. Ecco, benissimo, la diffidenza gli fece vedere in me un nemico: Pietro Damiani!—Ma se è intestata, che l'abbia riconosciuta...
Donna Matilde. Su questo non c'è dubbio!—Me l'hanno detto i suoi occhi, Dottore: sapete quando si guarda in un modo che... che nessun dubbio è più possibile! Forse fu un attimo, che volete che vi dica?
Dottore. Non è da escludere: un lucido momento...
Donna Matilde. Ecco forse! E allora il suo discorso m'è parso pieno, tutto, del rimpianto della mia e della sua gioventù—per questa cosa orribile che gli è avvenuta, e che l'ha fermato lì, in quella maschera da cui non s'è potuto più distaccare, e da cui si vuole, si vuole distaccare!
Belcredi. Già! Per potersi mettere ad amar vostra figlia. O voi,—come credete—intenerito dalla vostra pietà.
Donna Matilde. Che è tanta, vi prego di credere!