Belcredi. Si vede, Marchesa! Tanta che un taumaturgo vedrebbe più che probabile il miracolo.

Dottore. Permettete che parli io adesso? Io non faccio miracoli, perché sono un medico e non un taumaturgo, io. Sono stato molto attento a tutto ciò che ha detto, e ripeto che quella certa elasticità analogica, propria di ogni delirio sistematizzato, è evidente che in lui è già molto... come vorrei dire? rilassata. Gli elementi, insomma, del suo delirio non si tengono più saldi a vicenda. Mi pare che si riequilibri a stento, ormai, nella sua personalità soprammessa, per bruschi richiami che lo strappano—(e questo è molto confortante)—non da uno stato di incipiente apatia, ma piuttosto da un morbido adagiamento in uno stato di malinconia riflessiva, che dimostra una... sì, veramente considerevole attività cerebrale. Molto confortante, ripeto. Ora, ecco, se con questo trucco violento che abbiamo concertato...

Donna Matilde (voltandosi verso la finestra, col tono di una malata che si lamenti). Ma com'è che ancora non ritorna quest'automobile? In tre ore e mezzo...

Dottore. (stordito). Come dice?

Donna Matilde. Quest'automobile, dottore! Sono più di tre ore e mezzo!

Dottore (cavando e guardando l'orologio). Eh, più di quattro per questo!

Donna Matilde. Potrebbe esser qua da mezz'ora, almeno. Ma, al solito...

Belcredi. Forse non trovano l'abito.

Donna Matilde. Ma s'e ho indicato con precisione dov'è riposto!

(È impazientissima.)