[29]. Vedi sul Pulci il libro di Attilio Momigliano L'indole e il riso di L. P. (Rocca S. Casciano, Cappelli, 1907), da cui però in gran parte io dissento, come dirò appresso; e quel che dicono del Folengo il De Sanctis nella sua Storia d. lett, ital. cap. XVI, il Canello nel suo Cinquecento e gli studii dello Zumbini e dello Zannoni.

[30]. Si legga a questo proposito quel che dice il Graf nel suo aureo libro Attraverso il Cinquecento su le condizioni del letterato nel sec. XVI.

[31]. 1879, III, p. 620 e segg.

[32]. Paris, 1880.

[33]. Trad. del Gorra (Torino, Loescher, 1888). Vedi Lib. III cap. III (Valore dell'Epopea).

[34]. I cavalieri si permettono anche, e questo accade negli stessi poemi della crociata, di farsi beffe dei cerimonieri. Così nell'Antioche accade una scena piacevole e caratteristica, quando i cavalieri francesi escono dalla città per combattere contro Kerboga. Enguerrant de Saint-Pol sta loro alla testa e il suo lucido elmo forbito e la sua corazza splendente scintillano ai raggi del sole. Quando sono usciti dalla città, si fermano e un arcivescovo implora la benedizione dal cielo sopra di loro e vuole aspergerli con acqua benedetta, ma Enguerrant fa qualche obiezione e lo prega di non macchiargli l'elmo: «Anqui le vourrai bel a Sarrasins mostrer» (vedi Pigeonneau, Cycle de la Croisade, p. 90-91).

[35]. Firenze, Barbéra, 1859.

[36]. Vedi Scritti varii inediti o rari, a cura di B. Croce, vol. I, Napoli, Morano e figlio, 1898. Il De Santis poi nella sua Storia della letteratura it. corresse il suo giudizio sul Pulci e sul poema. Qui ho citato il suo primo giudizio solo perchè anche da un errore (del resto riparato) del sommo critico, si può trarre profitto, ponendo in giusta evidenza, in questa facile confutazione, tra i due casi di cui egli parla, quale veramente sia quello del Pulci.

[37]. Vedi il vol. già citato L'indole e il riso di L. P., Rocca S. Casciano, Cappelli, 1907.

[38]. Pag. 120-121 del vol. cit.