Signora Perella
(come un automa, rimanendo con la faccia alzata, mentre Paolino prende dal tavolinetto gli oggetti per la truccatura).
Ah Dio, fa’ di me quel che vuoi....
Paolino
(cominciando a imbellettarla, a bistrarla, sulle gote, negli occhi, alla bocca, con spaventosa esagerazione).
Ecco, aspetta. Prima le guance.... Così!... così!... Per lui, che non capisce altro, devi esser come una di quelle!... Così!... La bocca, adesso!... Dov’è il cinabro?... Qua, ecco.... Schiudi un po’ le labbra.... Ecco, aspetta.... così.... Non piangere, perdio! Sciupi ogni cosa!... Così.... così.... Gli occhi, adesso! Devo annerirti gli occhi.... Ci ho tutto qua.... ci ho tutto.... Chiudi gli occhi, chiudi gli occhi.... Ecco.... così.... così.... così.... E ora ti rafforzo col lapis le sopracciglia.... Così.... così.... così. Lasciati vedere adesso!
La signora Perella quasi stralunata, mostra il volto spaventosamente dipinto, come quello d’una baldracca da trivio.
Paolino
(mostrandola, come ubriacato dall’orgasmo, con grottesca aria di trionfo).
E ora mi dica il signor capitano Perella, se vale più quella sua signora di Napoli!